di Carlo Longo

Tensione nel governo per i tagli alla manovra 2026: Tajani attacca Salvini sui fondi alle metropolitane, la Lega replica parlando di rimodulazione

La legge di Bilancio 2026 apre un nuovo terreno di scontro politico nel governo. Il nodo riguarda la riduzione dei fondi destinati alle infrastrutture tagli metrometropolitane di Roma, Milano e Napoli. Secondo le tabelle allegate al testo bollinato, il totale delle risorse in discussione ammonta a 80 milioni di euro in meno. Una cifra che ha subito innescato tensioni tra Forza Italia e Lega, con Antonio Tajani che punta il dito contro il collega di governo Matteo Salvini, chiedendo di intervenire per ripristinare i finanziamenti.

Tajani chiede il rifinanziamento delle opere

Il vicepremier e ministro degli Esteri Tajani ha sollecitato il titolare del Mit a correggere la rotta. In particolare, chiede di rifinanziare la linea Napoli-Afragola e di bloccare il definanziamento di 50 milioni alla metro C di Roma, considerata strategica per la competitività della Capitale. Tajani ha sottolineato come le infrastrutture siano essenziali per lo sviluppo economico e ha invitato Salvini a “occuparsi personalmente della questione”.

“Forse – ha dichiarato Tajani – il ministro Salvini dovrebbe confrontarsi con il collega dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per rivedere i tagli che colpiscono opere fondamentali”.

La replica della Lega: “Non tagli, ma rimodulazioni”

Dalla Lega la risposta è immediata. In una nota ufficiale, i deputati del partito in commissione Trasporti respingono con decisione le accuse: “Non si tratta di tagli ma di una semplice rimodulazione dei fondi”, spiegano. Secondo il Carroccio, la riprogrammazione consentirebbe una migliore gestione delle risorse, senza ridurre gli investimenti complessivi.

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha aggiunto che le somme non sono state cancellate, ma spostate agli anni 2029 e 2030, per un totale di 1,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. “Bastava informarsi meglio – ha dichiarato Durigon – per evitare imprecisioni che rischiano solo di creare confusione”.

I numeri dei tagli e le città coinvolte

Nel dettaglio, le cifre indicate nelle tabelle del Ministero dell’Economia parlano chiaro:

  • 50 milioni in meno per la linea C della metropolitana di Roma;

  • 15 milioni in meno per la linea M4 di Milano;

  • 15 milioni in meno per l’estensione della rete di trasporto rapido tra Afragola e Napoli.

La riduzione complessiva raggiunge dunque 80 milioni di euro. Una scelta che ha già messo in allarme le amministrazioni locali, in particolare quella di Roma. L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha espresso preoccupazione: “Un definanziamento simile rischia di bloccare la convenzione con Roma Metropolitane e compromettere gli investimenti già programmati”.

Fondi e definanziamenti nella legge di Bilancio

Il testo della manovra prevede anche un fondo da 100 milioni di euro l’anno a partire dal 2026, destinato alle modifiche parlamentari e alla valorizzazione delle finalità istituzionali delle amministrazioni statali. Allo stesso tempo, emergono vari definanziamenti che toccano altri settori chiave: 13 milioni in meno al Fondo per la mobilità sostenibile e 2 milioni in meno al Fondo per lo sviluppo delle ciclovie urbane.

Tra le altre voci figurano micro-finanziamenti specifici, come 500mila euro per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, altrettanti per la Fondazione per la Sussidiarietà e per l’Istituto Don Luigi Sturzo, oltre a 5,8 milioni nel 2027 al Policlinico Gemelli.

Le reazioni politiche e il dibattito interno

Le tensioni sul bilancio rischiano di aprire un nuovo fronte nella maggioranza. Tajani ribadisce che “la politica deve decidere, non i tecnici del Mef”, mentre dalla Lega si insiste sulla bontà delle scelte operate dal ministro Salvini. Il braccio di ferro sulle metropolitane diventa così il simbolo di un equilibrio interno sempre più fragile, con la manovra 2026 che si conferma un banco di prova per l’unità della coalizione di governo.

La discussione sulla manovra 2026 evidenzia quanto il tema delle infrastrutture resti centrale nel dibattito politico. Tra accuse di tagli e difese sulle “rimodulazioni”, resta da capire se, nelle prossime settimane, il Parlamento riuscirà a trovare una mediazione capace di tutelare le grandi opere senza compromettere gli equilibri di bilancio.

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