di Emilia Morelli

Anche l’India, tra i principali acquirenti di petrolio russo via mare, starebbe valutando una riduzione delle importazioni,

cinaLa Cina alza la voce contro le nuove sanzioni statunitensi imposte alla Russia, dichiarando una “ferma opposizione” alle misure giudicate illegittime. Il governo di Xi Jinping ribadisce la volontà di difendere la cooperazione con Mosca e, allo stesso tempo, di rafforzare la propria autonomia strategica nei confronti di Washington.

Il messaggio arriva nel pieno delle tensioni commerciali e diplomatiche con gli Stati Uniti. Da una parte, Pechino tende la mano a Vladimir Putin, consolidando l’alleanza energetica con Mosca; dall’altra, si prepara a resistere a nuove restrizioni americane sul fronte tecnologico e industriale.

Le sanzioni americane sul petrolio russo

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha criticato apertamente le sanzioni unilaterali imposte da Washington contro le compagnie russe Rosneft e Lukoil, affermando che non hanno alcuna base nel diritto internazionale e non sono state approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Tuttavia, secondo fonti Reuters, le aziende statali cinesi avrebbero temporaneamente sospeso gli acquisti di petrolio russo via mare, per timore delle cosiddette sanzioni secondarie.
La Cina importa circa 1,4 milioni di barili al giorno di greggio russo: la maggior parte proviene da raffinerie private, mentre le società pubbliche acquistano meno di 250mila barili giornalieri.

L’impatto economico immediato sarebbe quindi limitato, ma il segnale politico è chiaro: l’amicizia tra Mosca e Pechino non è senza limiti, soprattutto quando gli interessi finanziari rischiano di entrare in rotta di collisione con le sanzioni occidentali. Le forniture attraverso gli oleodotti, circa 900mila barili al giorno, al momento non risultano colpite.

Anche l’India rallenta gli acquisti di greggio russo

La cautela non riguarda solo la Cina. Anche l’India, tra i principali acquirenti di petrolio russo via mare, starebbe valutando una riduzione delle importazioni, secondo quanto riportato dal Financial Times.
Fonti governative di Nuova Delhi avrebbero invitato le società statali a ridimensionare gradualmente gli acquisti, in vista di un accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Se Pechino agisce per evitare rischi sanzionatori e salvaguardare le proprie imprese, l’India sembra muoversi con un obiettivo diplomatico più preciso: ottenere concessioni economiche da Washington. In entrambi i casi, la conseguenza è una riduzione dei flussi finanziari verso la Russia, limitando le entrate energetiche che sostengono lo sforzo bellico di Putin in Ucraina.

Xi Jinping e la strategia dell’autosufficienza

Mentre le relazioni con l’Occidente si fanno più tese, Xi Jinping accelera sul fronte interno. Il Plenum del Partito Comunista Cinese, appena concluso, ha definito le priorità del prossimo piano quinquennale, puntando su sviluppo tecnologico, sicurezza e autosufficienza industriale.

L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza dalle tecnologie americane nei settori chiave come semiconduttori, intelligenza artificiale e farmaceutica. Pechino considera sempre più urgente costruire un ecosistema produttivo autosufficiente, capace di resistere alle sanzioni e di garantire la competitività globale.

Il quotidiano Beijing Ribao ha rilanciato una visione critica dell’America, citando le parole di Donald Trump: “L’America è diventata, sotto molti aspetti, uno Stato fallito”. Una dichiarazione che sottolinea la convinzione del Partito secondo cui il modello cinese rappresenti un’alternativa più stabile ed efficiente rispetto a quello statunitense.

Rimpasti e lotta alla corruzione nell’esercito

Parallelamente alla strategia economica, Xi Jinping porta avanti un profondo rinnovamento ai vertici delle forze armate. Dopo la rimozione del generale He Weidong, vicepresidente della Commissione militare centrale, la carica è passata a Zhang Shengmin, ex responsabile dell’anticorruzione della stessa Commissione.

L’obiettivo di Xi è costruire un esercito moderno, disciplinato e fedele al Partito, in grado di difendere gli interessi globali della Cina e sostenere le ambizioni di potenza militare, anche in prospettiva di un futuro confronto per Taiwan.

Tra pressioni economiche e rivalità geopolitiche, la Cina di Xi Jinping sceglie una strada di resistenza strategica. Mentre contesta le sanzioni USA alla Russia, lavora a consolidare la propria autosufficienza tecnologica e militare, preparandosi a un nuovo equilibrio globale in cui Pechino punta a essere protagonista, non spettatrice.

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