di Carlo Longo
Colpo milionario al Louvre: gioielli per 88 milioni di euro rubati con un montacarichi. Si indaga su una possibile soffiata intern
Un colpo da film ha sconvolto il museo più famoso del mondo. Nella notte di domenica 19 ottobre, una banda di ladri ha messo a segno un furto spettacolare al Louvre di Parigi, portando via gioielli dal valore stimato di 88 milioni di euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i malviventi avrebbero utilizzato un montacarichi rubato qualche giorno prima nel comune di Louvres, a nord-ovest della capitale. Il proprietario del mezzo, un privato cittadino, era stato aggredito durante un finto incontro di vendita con alcuni sconosciuti che gli hanno sottratto il macchinario, poi usato per introdursi nel museo.
Il museo respinge le accuse: “Le nostre teche sono sicure”
Le prime polemiche non si sono fatte attendere. Diversi osservatori hanno messo in dubbio la sicurezza delle nuove teche espositive della Galerie d’Apollon, installate nel 2019. Tuttavia, la direzione del Louvre ha respinto le accuse, definendole “ingiuste e infondate”.
«Le nuove teche rappresentano un notevole progresso in termini di sicurezza rispetto ai sistemi precedenti», ha dichiarato il museo in una nota ufficiale. Anche la ministra della Cultura Rachida Dati, intervenuta all’Assemblée Nationale, ha confermato che «il dispositivo di sicurezza del Louvre ha funzionato» e che «saranno accertate le eventuali responsabilità».
Secondo il settimanale Canard Enchaîné, il furto sarebbe stato evitabile con le vecchie teche blindate degli anni Cinquanta, in grado di scendere in una cassaforte in caso di emergenza. Il museo replica che quei sistemi erano ormai obsoleti e potenzialmente pericolosi per le opere esposte, mentre le nuove strutture «offrono tutte le garanzie necessarie».
Indagini in corso e l’ombra di una soffiata interna
Le indagini, coordinate dalla procuratrice Laure Beccuau, stanno cercando di far luce sulla dinamica del colpo e sull’identità dei responsabili. Gli esperti sottolineano che i gioielli rubati, appartenenti alla collezione storica del Louvre, sono di valore inestimabile e praticamente impossibili da vendere, nemmeno sul mercato nero, per via della loro notorietà e tracciabilità.
Tuttavia, tra le ipotesi al vaglio degli investigatori emerge quella di una soffiata interna. Secondo fonti vicine all’inchiesta, il gruppo potrebbe aver ricevuto informazioni dettagliate da un dipendente del museo o da una persona licenziata in cerca di vendetta. La complessità del furto, eseguito senza lasciare tracce evidenti, fa pensare a un piano accuratamente studiato e sostenuto da conoscenze interne sulle misure di sicurezza.
Un colpo destinato a far discutere
Il furto al Louvre non è solo un danno economico, ma anche un colpo all’immagine del più importante museo del mondo, simbolo del patrimonio artistico universale. Mentre gli investigatori continuano a esaminare le registrazioni delle telecamere e a ricostruire ogni dettaglio della notte del 19 ottobre, resta un interrogativo aperto: come è stato possibile che un gruppo di ladri riuscisse a penetrare in uno dei luoghi più sorvegliati di Francia senza essere individuato?
Il mistero del furto da 88 milioni promette di tenere banco ancora a lungo, tra sospetti interni, falle tecnologiche e un bottino che, forse, non potrà mai essere rivenduto.
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