di Redazione

In un articolo sul Corriere della Sera, il giurista invita a superare il rigore contabile con una visione da statista: semplificazione normativa, riordino istituzionale e rilancio delle zone economiche speciali per trasformare lo Stato da ostacolo a motore dello sviluppo.

 

 

Nel suo intervento pubblicato oggi sul Corriere della Sera, il giurista ed ex giudice costituzionale Sabino Cassese lancia un messaggio chiaro e controcorrente: una manovra di bilancio prudente non basta più. Per rimettere in moto la crescita, bisogna intervenire sulla macchina statale stessa, perché oggi lo Stato non solo pesa sulla spesa pubblica, ma condiziona, rallenta e ostacola lo sviluppo economico.

Una manovra corretta, ma insufficiente

Cassese riconosce che la legge di bilancio del governo è “prudente, utile a tenere i conti in ordine e rispettosa dei vincoli europei”. E tuttavia, si chiede: è abbastanza? La risposta è negativa. Il punto centrale è che, in un paese con produttività stagnante e crescita strutturalmente più bassa rispetto alla media europea, non si può più rinviare una riflessione radicale sul ruolo e sulla qualità dell’intervento pubblico.

Lo Stato come freno, non solo come costo

Cassese rovescia una visione tradizionale: non si tratta solo di ridurre la spesa o contenere il debito — questioni pure importanti — ma di liberare energie produttive oggi bloccate da una macchina amministrativa inefficiente, lenta e sovrapposta. In altre parole, lo Stato non è solo una questione di bilancio, ma di architettura istituzionale e funzionamento quotidiano.”Non è esploso solo il debito pubblico – scrive Cassese – ma anche il peso amministrativo che grava su società e imprese.”

Tre proposte concrete per cambiare

Cassese individua tre direttrici di intervento che non passano per nuove spese o tagli lineari, ma per un ripensamento dell’apparato pubblico come fattore di crescita.

  1. Riformare norme e procedure

Oggi il territorio italiano è oggetto di una sovrapposizione caotica di competenze normative tra Stato e Regioni: urbanistica, edilizia, tutela ambientale, gestione dei suoli e delle acque. Decine di normative settoriali che si accavallano, si contraddicono o semplicemente non dialogano. Cassese propone una semplificazione radicale e una razionalizzazione dell’azione amministrativa, per liberare risorse e ridurre incertezza giuridica e tempi di attuazione.

  1. Governare l’economia in modo coerente

Negli ultimi anni, il governo dell’economia si è triplicato: ministeri e regioni da una parte, autorità indipendenti dall’altra, e infine il crescente utilizzo dei poteri speciali del Golden Power. Questa stratificazione ha prodotto confusione e paralisi, piuttosto che un efficace coordinamento. Serve, secondo Cassese, un chiarimento dei ruoli e delle competenze, riportando a sintesi le leve pubbliche sul mercato.

  1. Rilanciare le Zone Economiche Speciali

Pensate per attrarre investimenti e stimolare sviluppo territoriale, le ZES non hanno ancora funzionato. Sono troppo estese e troppo poco speciali. Cassese ne propone una revisione profonda, che le trasformi in veri laboratori di innovazione e produttività: delimitate, ma rafforzate internamente, con scuole, servizi, istituzioni capaci di sostenere un ecosistema favorevole al progresso tecnologico e alla formazione del capitale umano.

Più statismo dove serve, meno dove frena

Cassese non è un fautore del “meno Stato” in astratto. Piuttosto, propone una distinzione netta tra ciò che va ridotto (inefficienza, complicazione, burocrazia parassitaria) e ciò che invece andrebbe rafforzato: scuola, ricerca, istituzioni locali efficienti, infrastrutture immateriali. “Il miglior programma per imprese e cittadini – sostiene- consiste nel limitare l’eccesso della presenza pubblica inefficiente e nell’aumentare quella che serve a promuovere sviluppo economico, sociale e culturale.” Il messaggio finale è forte: non basta il rigore contabile, serve una visione statale intelligente, moderna, orientata alla crescita e non al controllo. Uno Stato che fa meno, ma meglio. Che non misura tutto con il misurino del contabile, ma con il metro dello statista, come scrive lo stesso Cassese. Un appello che non dovrebbe rimanere lettera morta, soprattutto in una fase in cui l’Italia si gioca la possibilità di uscire davvero dal pantano della bassa crescita. Le risorse non bastano: serve capacità amministrativa, semplificazione normativa e visione istituzionale. E serve adesso.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Cassese: “Lo Stato frena la crescita” – Tre riforme per liberare l’Italia dal peso dell’inefficienza pubblica proviene da Associated Medias.