di Redazione

Il presidente USA avrebbe sollecitato la resa sul Donbass, in linea con le richieste del Cremlino. Zelensky rifiuta ogni concessione e si dice pronto a incontrare Putin a Budapest. Intanto, l’Europa lavora a nuove sanzioni contro la flotta ombra russa

Un incontro dai toni duri e senza diplomazia. Le rivelazioni del Financial Times e del Washington Post sul faccia a faccia avvenuto venerdì scorso tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky descrivono un clima teso, con accuse reciproche, mappe del fronte stracciate e minacce implicite. Secondo le fonti, il presidente americano avrebbe sollecitato Zelensky ad accettare le condizioni poste da Vladimir Putin, avvertendolo che la Russia “avrebbe distrutto” l’Ucraina in caso di rifiuto. Tra queste, la cessione del pieno controllo del Donbass a Mosca, una pretesa definita “non negoziabile” dal Cremlino.

Zelensky: “Con Putin serve pressione”

Zelensky, tornato a Kiev senza i missili Tomahawk richiesti, ha ribadito la sua posizione: nessuna resa, nessuna ricompensa all’aggressore. “Putin non si ferma con le parole, serve pressione”, ha detto il presidente ucraino, denunciando una strategia russa volta a logorare l’Ucraina e indebolire l’Europa. “La guerra continua perché la Russia non vuole che finisca”, ha aggiunto, mentre il Paese è di nuovo sotto attacco: centrali elettriche e infrastrutture del gas colpite, migliaia di famiglie al buio. In una sola settimana, Kiev ha contato oltre 3.270 droni, 1.370 bombe aeree e quasi 50 missili lanciati contro il proprio territorio.

Sul fronte diplomatico, Zelensky ha aperto alla possibilità di un dialogo diretto. “Sono pronto ad andare a Budapest”, ha dichiarato in un’intervista alla NBC, riferendosi al vertice annunciato da Trump con Putin. “Come si possono raggiungere accordi se non ci parliamo?”, ha chiesto il presidente ucraino, che ha comunque definito il leader del Cremlino “un terrorista”.

Le reazioni dei leader internazionali

Il presidente americano, dal canto suo, ha ribadito su Fox News di non voler mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti per aiutare l’Ucraina: “Non possiamo dare tutte le nostre armi a Kiev”, ha affermato, pur rivendicando il sostegno fornito in passato. Una posizione che ha allarmato le cancellerie europee, timorose di un compromesso imposto da Washington e Mosca senza il coinvolgimento di Kiev.

A Bruxelles si lavora a una risposta coordinata. In vista del vertice Ue del 23 ottobre e dell’incontro di Budapest, i ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo esamineranno un piano proposto dall’Alta rappresentante Kaja Kallas per colpire la “flotta ombra” russa: una rete di petroliere che trasporta greggio eludendo le sanzioni grazie a triangolazioni opache e bandiere di comodo. Il documento prevede poteri estesi per gli Stati membri, tra cui ispezioni, abbordaggi preventivi e sanzioni anche contro compagnie assicurative e logistiche.

Intanto, dalla Polonia arriva una chiara presa di posizione. Il premier Donald Tusk ha scritto su X: “Nessuno dovrebbe fare pressioni su Zelensky per concessioni territoriali. L’unica pressione legittima è su Mosca, perché cessi l’aggressione. L’appeasement non ha mai portato a una pace duratura”.

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