di Corinna Pindaro
A Gaza la tregua vacilla dopo il piano di pace firmato una settimana fa. Raid israeliani a Rafah, accuse reciproche e nuovi appelli alla moderazione

A soli sette giorni dal viaggio di Donald Trump in Medio Oriente e dalla firma ufficiale del nuovo piano di pace per Gaza, la situazione nella Striscia torna a essere instabile. Israele accusa Hamas di aver violato il cessate il fuoco con un attacco contro le proprie truppe, rispondendo con raid aerei su Rafah. Il movimento palestinese respinge ogni responsabilità, sostenendo di voler rispettare l’accordo, e per dimostrare la sua buona fede annuncia il ritrovamento del corpo di un tredicesimo ostaggio israeliano morto durante la prigionia.
Ma gli Stati Uniti lanciano un monito. Secondo il Dipartimento di Stato, Hamas starebbe preparando nuove operazioni armate nella Striscia. Washington avverte che, se le accuse venissero confermate, verranno prese “misure per proteggere la popolazione civile e preservare la fragile tregua”.
Israele sospende gli aiuti umanitari a Gaza
Dopo aver denunciato violazioni “flagranti” del cessate il fuoco, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha disposto la sospensione immediata dell’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. La decisione, annunciata dopo un incontro con i vertici militari, segue la raccomandazione del capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir.
L’interruzione degli aiuti rischia di aggravare ulteriormente la crisi umanitaria, mentre gli scontri sul terreno minacciano di far deragliare l’intesa raggiunta appena una settimana fa.
Washington chiede moderazione: “Risposte proporzionate”
L’amministrazione statunitense segue con apprensione l’evolversi della situazione. Secondo fonti di Channel 12, Washington avrebbe chiesto a Israele di reagire in modo proporzionato e di non compromettere il cessate il fuoco. “La situazione è molto delicata — ha dichiarato un funzionario americano — ma non possiamo permettere che l’accordo venga fatto saltare”.
Gli Stati Uniti restano impegnati a evitare un’escalation che potrebbe annullare i progressi diplomatici ottenuti con la firma del piano di pace mediato a inizio ottobre.
Raid su Rafah e accuse incrociate
La tensione è esplosa dopo un attacco con missili anticarro contro soldati israeliani nel sud della Striscia. L’esercito di Tel Aviv ha risposto colpendo obiettivi a Rafah, accusando Hamas di aver violato apertamente il cessate il fuoco.
Netanyahu ha dichiarato che Israele “risponderà con fermezza a ogni aggressione”, ordinando all’IDF di distruggere le infrastrutture terroristiche presenti nella zona. In un comunicato diffuso su X, l’esercito israeliano ha confermato di aver “colpito tunnel e postazioni militari usate per attività terroristiche”.
Dal canto suo, Hamas ha negato ogni coinvolgimento, affermando di non essere a conoscenza di scontri a Rafah. Le Brigate Ezzedine al-Qassam hanno ribadito il proprio impegno al rispetto della tregua, sottolineando che “le zone rosse di Rafah sono sotto controllo israeliano” e che “i contatti con le unità locali sono interrotti dalla ripresa del conflitto avvenuta mesi fa”.
Tensione politica in Israele: Ben Gvir chiede la ripresa della guerra
Nel governo israeliano si registrano fratture interne. Il ministro di estrema destra Itamar Ben Gvir ha esortato Netanyahu a “riprendere le operazioni militari su larga scala” nella Striscia di Gaza.
Definendo Hamas “un’organizzazione terroristica nazista”, Ben Gvir ha criticato duramente la tregua, giudicandola “un errore pericoloso”. Secondo lui, la convinzione che Hamas possa rispettare l’accordo sarebbe “una tragica illusione”.
Emergenza umanitaria: “A Gaza serve tutto”
Sul terreno, la crisi umanitaria resta drammatica. In un’intervista al Fatto Quotidiano, la presidente della Croce Rossa Internazionale, Mirjana Spoljaric, ha descritto Gaza come “completamente distrutta”.
“Servono acqua, cibo, medicine e soprattutto dignità umana — ha dichiarato —. È urgente ristabilire il rispetto del diritto umanitario internazionale. Gli aiuti non possono diventare strumenti di guerra.”
Le sue parole riflettono la disperazione di una popolazione allo stremo, in una regione dove ogni giorno diventa più difficile garantire la sopravvivenza.
Ostaggi israeliani: nuovi ritrovamenti
Nelle ultime ore, l’esercito israeliano ha confermato l’identificazione dei resti di Ronen Engel, 54 anni, fotoreporter e volontario del Magen David Adom, rapito da Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. Il suo corpo era stato restituito ieri insieme a quello di un altro ostaggio.
Engel era stato sequestrato insieme alla moglie e ai due figli dal kibbutz di Nir Oz. La famiglia è stata liberata durante la prima tregua del 2023. La notizia del ritrovamento riaccende il dolore dei familiari delle vittime e dei molti ostaggi ancora dispersi.
Pace ancora lontana
A una settimana dalla firma del piano di pace, la situazione a Gaza appare appesa a un filo. Gli scontri di Rafah, le accuse reciproche e la sospensione degli aiuti rischiano di far crollare un equilibrio già precario.
Nonostante gli appelli di Washington e delle organizzazioni umanitarie, la pace nella Striscia resta un obiettivo fragile, minacciato da diffidenze, ritorsioni e da un conflitto che sembra non voler finire.
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