di Emilia Morelli
Aleppo rinasce dopo tredici anni di guerra: la cittadella patrimonio UNESCO riapre restaurata. Archeologi italiani al lavoro, Ebla e Palmira ancora ferite. La Siria prova a ricostruire la sua storia e il turismo culturale
Dall’alto, la cittadella di Aleppo appare come una corona di luce sospesa nel buio. Per la cerimonia d’inaugurazione, ogni lampada è stata riaccesa, nonostante le frequenti interruzioni di corrente che ancora affliggono la città. È il primo grande evento voluto dal nuovo governo siriano per mostrare un ritorno alla normalità dopo oltre un decennio di guerra civile.
Le mura illuminate, le torri e il portale principale sono stati restaurati con cura. Tra i visitatori, oltre a numerosi siriani accorsi da tutto il Paese, anche alcuni turisti stranieri, come una coppia di giapponesi che ha voluto testimoniare la propria speranza per la rinascita del turismo in Siria.
“Abbiamo ricostruito pavimentazioni, infrastrutture idriche ed elettriche, e riportato in vita il teatro e la moschea di Nureddine Zengi,” racconta Munir al-Qasqas, direttore delle Antichità e dei Musei di Aleppo.
Tra luce e ombra: il centro storico ferito
Intorno alla cittadella, la città mostra due volti. Il suq turistico è tornato a vivere, mentre quello storico, frequentato dagli abitanti, rimane ancora in macerie. Il Museo Nazionale di Aleppo ospita di nuovo gli archeologi dell’Università di Firenze, impegnati nella formazione dei curatori locali e nel recupero delle opere danneggiate.
“Stiamo preparando l’allestimento del giardino esterno,” spiega Marina Pucci, docente di Archeologia del Vicino Oriente antico, “ma le sale interne non sono ancora accessibili. I curatori non hanno mai abbandonato il museo, nemmeno nei giorni peggiori.”
Gli studiosi italiani hanno già restaurato una statua di basalto del X secolo a.C., distrutta da un colpo di mortaio nel 2015, simbolo di una rinascita lenta ma determinata.
Ebla: l’archeologia tra mine e rovine
A circa 55 chilometri da Aleppo sorge Ebla, uno dei siti archeologici più importanti del mondo antico, scoperto negli anni Settanta dagli archeologi italiani della Sapienza di Roma. Oggi, però, la collina che un tempo custodiva il palazzo reale è segnata da trincee, tunnel e mine.
“Durante la guerra il sito è stato usato come base militare,” spiega Davide Nadali, successore di Paolo Matthiae alla direzione degli scavi. “Più che scavare, ora dobbiamo capire come mettere in sicurezza l’area. I danni più gravi risalgono al periodo tra il 2014 e il 2019.”
Oggi Ebla si trova sotto il controllo del nuovo governo islamico di Ahmad al-Shara, sorto dopo la caduta di Bashar al-Assad. Il presidente promette elezioni e rilancio economico anche attraverso il turismo, ma gli archeologi restano cauti: l’area è ancora disseminata di ordigni e segnata da scavi clandestini.
Aleppo tra speranza e precarietà
Nonostante la devastazione, Aleppo è tornata una città viva. I voli sono ripresi, gli alberghi riaperti e i mercati si riempiono lentamente di visitatori. Tuttavia, le ferite sociali e culturali restano profonde. “La situazione è tranquilla, ma basta poco per far tornare la paura,” spiega al-Qasqas. Solo pochi giorni fa, scontri tra esercito e milizie curde avevano riacceso la tensione.
Molti abitanti dei quartieri cristiani e armeni, spiega Pucci, hanno lasciato la città durante la guerra. “Oggi Aleppo cerca un nuovo equilibrio. Gli abitanti hanno rifiutato la decisione governativa di separare maschi e femmine nelle scuole: è un segnale di resistenza culturale.”
Palmira e Crac dei Cavalieri: ferite ancora aperte
Se Aleppo prova a rinascere, altri siti simbolo della Siria restano in rovina. Palmira, la città della regina Zenobia, fu devastata dall’ISIS nel 2015: il tempio di Baal, l’arco di trionfo e parte del teatro romano furono fatti esplodere come simboli di idolatria. Il curatore del sito, Khaled al-Asaad, venne decapitato per aver tentato di proteggere i reperti.
Anche il Crac dei Cavalieri, la più grande fortezza crociata del Medio Oriente, porta ancora i segni dei bombardamenti.
Ma la riapertura della cittadella di Aleppo accende una luce di speranza: quando anche Palmira tornerà a brillare, la Siria potrà finalmente dire di aver ritrovato la sua anima archeologica.
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