di Ennio Bassi
Il governo dovrebbe evitare la caduta grazie al sostegno condizionato dei Socialisti, ottenuto in cambio di importanti concessioni, tra cui il congelamento della riforma delle pensioni e l’impegno a non usare l’articolo 49.3 per il bilancio 2026
Giovedì 17 ottobre si preannuncia una giornata decisiva per il governo francese. L’Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento, sarà chiamata a votare due mozioni di sfiducia nei confronti del primo ministro Sébastien Lecornu, tornato in carica solo da pochi giorni dopo le dimissioni a sorpresa della scorsa settimana.
Le due mozioni arrivano da poli opposti dello spettro politico: una è stata presentata da La France insoumise (LFI), formazione della sinistra radicale, e l’altra dal Rassemblement National (RN), il partito di estrema destra. Lecornu, nominato da Emmanuel Macron e quinto primo ministro in soli due anni, si trova così a navigare acque politiche estremamente turbolente.
Il governo si salva (forse) grazie ai Socialisti
Il governo, però, potrebbe evitare la sfiducia grazie a un fragile accordo con il Partito Socialista, i cui 69 deputati rappresentano un blocco determinante. In cambio della loro astensione o voto contrario alle mozioni, l’esecutivo ha accettato due condizioni politicamente pesanti. La prima è la sospensione della contestata riforma delle pensioni introdotta nel 2023, che prevedeva un progressivo innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni. Lecornu ha garantito che la riforma non verrà attuata almeno fino alle prossime presidenziali del 2027. Si tratta di una concessione significativa, visto che la riforma era uno dei pilastri della politica di Macron.
La seconda condizione riguarda l’utilizzo dell’articolo 49.3 della Costituzione, che consente al governo di far passare leggi senza il voto parlamentare. I Socialisti hanno ottenuto l’impegno del governo a non ricorrervi per l’approvazione della legge di bilancio del 2026 – lo stesso scoglio su cui era caduto il precedente primo ministro, François Bayrou.
Tuttavia, l’appoggio socialista è dichiaratamente temporaneo e limitato al voto di sfiducia. I leader del partito hanno chiarito che non esiste un’alleanza di lungo periodo e che sul bilancio del 2026 la battaglia ripartirà da zero. Questa scelta ha inoltre provocato tensioni all’interno della sinistra, con LFI che accusa i Socialisti di aver tradito il fronte comune, e non è escluso che alcuni deputati non rispettino le indicazioni di voto. Anche a destra la situazione è complessa. I Repubblicani, alleati tradizionali di Macron e storici sostenitori della riforma delle pensioni, appaiono divisi. Mentre il gruppo parlamentare difende le scelte di Lecornu, diversi dirigenti si sono espressi in disaccordo.
Il voto di giovedì si preannuncia quindi incerto. Nonostante gli accordi politici e le promesse, Lecornu resta appeso a un equilibrio instabile. Se supererà la doppia sfiducia, sarà solo il primo passo per ristabilire un minimo di controllo in un quadro politico sempre più frammentato e imprevedibile.
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