di Carlo Longo
Nuova escalation tra Usa e Cina: Pechino limita l’export di terre rare, Trump minaccia dazi al 100%, mentre il FMI lancia l’allarme per i rischi sull’economia global

Le relazioni tra Cina e Stati Uniti tornano a farsi incandescenti. Negli ultimi giorni, il governo cinese ha deciso di imporre ulteriori restrizioni all’esportazione di terre rare, un insieme di materiali cruciali per la produzione di tecnologie avanzate, armamenti e componenti elettroniche.
La mossa di Pechino ha immediatamente provocato la reazione di Donald Trump, che ha minacciato di introdurre dazi fino al 100% sui prodotti Made in China, aggravando così le tensioni tra le due superpotenze.
«Se volete combattere, combatteremo fino alla fine. Se volete negoziare, la nostra porta resta aperta», ha dichiarato un portavoce del ministero del Commercio cinese, segnalando che la disponibilità al dialogo non esclude un atteggiamento di fermezza.
Bessent accusa Pechino: “Stanno esportando la loro crisi”
Le frizioni diplomatiche hanno avuto un impatto immediato sui mercati finanziari internazionali, mettendo in dubbio la possibilità di un incontro tra Trump e Xi Jinping in occasione del Forum APEC in Corea del Sud, previsto per fine ottobre.
Nelle ore successive, il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha inizialmente cercato di mantenere i toni moderati, affermando che le due delegazioni continuano a lavorare per organizzare il vertice bilaterale. Tuttavia, la sua posizione si è rapidamente irrigidita dopo le dichiarazioni di Pechino.
«La Cina è nel mezzo di una recessione o depressione e sta cercando di esportarla al resto del mondo. Vogliono trascinare tutti verso il basso. Forse credono in un modello leninista dove danneggiare i propri clienti è una strategia vincente», ha commentato duramente Bessent, alimentando ulteriormente il clima di tensione.
L’appello del FMI: “Dialogo urgente per evitare ripercussioni globali”
A lanciare un appello alla moderazione è intervenuto il Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Il capo economista dell’istituzione, Pierre-Olivier Gourinchas, ha avvertito che un’ulteriore escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe generare ripercussioni negative sull’economia mondiale, frenando gli investimenti e la crescita globale.
Secondo le nuove stime del FMI, il PIL globale è previsto in aumento del 3,2% nel 2025 e del 3,1% nel 2026, ma le prospettive restano fragili. «Il livello di incertezza rimane elevato, soprattutto in assenza di accordi commerciali chiari, trasparenti e duraturi tra i principali partner economici», ha sottolineato Gourinchas.
Le terre rare al centro della contesa geopolitica
Le terre rare rappresentano un nodo cruciale nelle relazioni economiche internazionali. Questi materiali, indispensabili per la produzione di batterie, turbine e veicoli elettrici, sono in gran parte estratti e lavorati in Cina, che ne controlla oltre il 70% della produzione mondiale.
Limitandone l’export, Pechino esercita una leva strategica su settori chiave dell’economia occidentale, dalle energie rinnovabili alla difesa militare.
Gli Stati Uniti, da parte loro, vedono questa mossa come un atto di pressione economica, capace di compromettere la catena di approvvigionamento globale e aumentare l’inflazione nei settori tecnologici.
Una crisi che pesa sull’economia globale
L’attuale crisi commerciale tra Washington e Pechino non è solo una questione di dazi e risorse strategiche: rappresenta il sintomo di una competizione geopolitica di lungo periodo.
Con entrambe le potenze determinate a difendere la propria supremazia economica e tecnologica, cresce il timore di una nuova fase di instabilità globale, con effetti a cascata su crescita, mercati e inflazione.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Tensione Usa-Cina ai massimi: scontro su dazi e terre rare riaccende la guerra commerciale proviene da Associated Medias.

