di Emilia Morelli

Il Consiglio comunale di Milano respinge la proposta per interrompere i rapporti con Israele e sospendere il gemellaggio con Tel Aviv. Tensione in aula e manifestazioni in piazza con cortei e striscioni pro-Palestina

Momenti di forte tensione a Milano, dentro e fuori Palazzo Marino, dopo la bocciatura dell’ordine del giorno che chiedeva di interrompere i rapporti milano tel avivistituzionali con Israele e di sospendere il gemellaggio con Tel Aviv.
La proposta, presentata dal consigliere dei Verdi Carlo Monguzzi e sostenuta da una parte del Partito Democratico, è stata respinta con 21 voti contrari, 9 favorevoli, 6 astenuti e 13 assenti.

Subito dopo l’esito del voto, in aula si sono levati fischi e grida di protesta da parte del pubblico presente, che ha intonato slogan come «Palestina libera dal fiume fino al mare» e «Vergogna».
Il presidente del Consiglio comunale ha momentaneamente sospeso la seduta per riportare la calma.

Proteste fuori da Palazzo Marino e corteo verso Piazzale Loreto

La tensione si è rapidamente spostata anche all’esterno del Comune, dove un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare il cordone delle forze dell’ordine. Polizia e carabinieri, in assetto antisommossa, hanno presidiato l’ingresso principale per contenere la folla.
«Questi signori scendano giù a spiegare perché. Venduti!», ha urlato un manifestante al megafono, mentre la piazza risuonava del coro «Dimissioni, dimissioni!».

Dopo i momenti di tensione, il presidio si è trasformato in un corteo diretto verso Piazzale Loreto, passando da San Babila e Corso Venezia. Il corteo, scortato dalle forze dell’ordine, ha sfilato in modo pacifico lungo Corso Buenos Aires.

I numeri del voto e le posizioni politiche

Durante la votazione, il promotore Carlo Monguzzi ha sventolato una bandiera palestinese in aula. Oltre ai consiglieri dei Verdi, hanno espresso voto favorevole Albiani, Cucchiara, Bottelli, Fedrighini, Fumagalli, Giungi, Gorini e Pantaleo.
Nel Partito Democratico, le posizioni si sono divise: contrari Arienta, Buscemi e Osculati, mentre si sono astenuti Ceccarelli, Costamagna, Tosoni, D’Amico, Nigris e Uguccioni.
Contraria anche tutta l’opposizione, così come alcuni esponenti della maggioranza, tra cui Mazzei, Petracca e i Riformisti.

Il Pd propone un gemellaggio con Gaza City

Contestualmente, la capogruppo del Partito Democratico, Beatrice Uguccioni, ha presentato un ordine del giorno alternativo per proporre un gemellaggio tra Milano e Gaza City.
«Vogliamo avviare un gemellaggio simbolico con Gaza City nell’auspicio che questa città possa presto essere governata liberamente dai palestinesi», ha dichiarato Uguccioni.
La consigliera ha precisato che la finalità non è “punire una città come Tel Aviv”, ma “dare un segnale concreto di solidarietà alla popolazione di Gaza e contro le politiche del governo Netanyahu”.

Piazza della Scala ribattezzata “Piazza Gaza”

Durante le proteste, Piazza della Scala è stata simbolicamente ribattezzata dai manifestanti come “Piazza Gaza”.
Sventolavano bandiere palestinesi, insieme a quelle di Potere al Popolo e dell’Unione Sindacale di Base (Usb).
Il presidio era iniziato in modo pacifico, ma ha registrato un momento di tensione quando una donna con una bandiera di Israele e un fiocco giallo — simbolo della liberazione degli ostaggi — si è avvicinata per manifestare la propria posizione.
La Digos è intervenuta invitandola ad allontanarsi per evitare ulteriori scontri verbali.

Davanti a Palazzo Marino sono comparsi due grandi striscioni: “Milano anti-sionista” e “No al gemellaggio con Tel Aviv”, con richieste di sanzioni contro Israele e la revoca di tutti gli accordi istituzionali.

Una città divisa sul fronte internazionale

Il dibattito milanese riflette una spaccatura politica e sociale profonda, dove le posizioni sulla guerra in Medio Oriente si intrecciano con la politica locale e simbolica dei gemellaggi internazionali.
Mentre in Consiglio si discute di diplomazia e diritti umani, le piazze continuano a essere il teatro del confronto tra visioni opposte, con Milano che si conferma uno dei centri italiani più attivi sul tema del conflitto israelo-palestinese.

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