di Emilia Morelli
Alle elezioni regionali in Toscana, la Lega di Roberto Vannacci scende sotto il 5%, segnando uno dei peggiori risultati del partito negli ultimi anni. Tra polemiche, toni duri e defezioni interne, il Carroccio esce ridimensionato
Il voto in Toscana segna un brusco stop per la Lega guidata dal generale Roberto Vannacci, che si ferma intorno al 4,5% dei consensi, ben al di sotto delle
aspettative.
Un dato che rappresenta una caduta verticale rispetto al 21,7% ottenuto nel 2020 con la candidatura di Susanna Ceccardi, allora leader del centrodestra toscano e oggi esclusa dalla gestione della campagna da parte dello stesso Vannacci.
L’esito, accolto con delusione anche tra le fila del partito, conferma un trend negativo per il Carroccio nella regione. «Se questo è l’effetto Vannacci, speriamo che prosegua», ha ironizzato la segretaria del Pd Elly Schlein, commentando la performance leghista.
Confronto con le elezioni precedenti: un calo costante
Il risultato toscano appare ancora più pesante se confrontato con le tornate elettorali precedenti.
Nelle recenti regionali di Marche e Calabria, la Lega aveva ottenuto rispettivamente il 7,3% e il 9,4% dei voti.
Anche alle Europee dello scorso giugno, il partito era riuscito a superare il 6%, mentre alle Politiche del 2022 aveva toccato il 6,5%.
Risalendo più indietro nel tempo, nel 2015, con Claudio Borghi candidato per il centrodestra, la Lega si attestava al 16%, e nel 2010 sfiorava addirittura il 17%.
Oggi, invece, la formazione di Salvini si posiziona come la forza più debole della coalizione che sostiene Tomasi, dietro Fratelli d’Italia e Forza Italia, entrambe sopra di 2-3 punti percentuali.
Defezioni e tensioni interne durante la campagna
La campagna elettorale condotta da Vannacci, fortemente voluto dal leader Matteo Salvini, è stata segnata da tensioni interne e da numerose defezioni.
Già prima dell’inizio ufficiale della corsa elettorale, diversi esponenti locali avevano lasciato il partito, tra cui Giovanni Galli, ex portiere della Fiorentina e consigliere regionale, escluso dalle liste.
A seguire, si sono registrati addii nei territori, in particolare tra i consiglieri comunali di Viareggio e del Pisano.
Consapevole della portata del risultato, lo stesso Vannacci ha commentato a caldo:
«Chi vota ha sempre ragione e i toscani si sono espressi. Continuerò a lavorare per gli italiani e per i toscani».
Parole misurate, che però non nascondono la portata di una sconfitta pesante per il Carroccio nella regione.
Una campagna dai toni duri che non ha pagato
Fin dall’inizio, la strategia comunicativa di Vannacci è stata improntata a toni aggressivi e a provocazioni mirate, spesso al centro di polemiche mediatiche.
Il generale si è scontrato anche con lo stesso Tomasi, dopo la pubblicazione di un post dal contenuto sessista rivolto a un’assessora e a una sindaca toscane.
Di fronte alle critiche, Vannacci aveva replicato ironicamente: «Provo imbarazzo per lui quando patrocina il gay pride».
Nel corso della campagna, l’esponente leghista ha partecipato a convegni controversi, come quello sulla reimmigrazione a Livorno, dove è stato duramente contestato.
Anche il successivo arrivo di Matteo Salvini nella città portuale ha generato forti proteste, cui il leader del Carroccio ha risposto con toni sprezzanti verso i manifestanti.
Nonostante la visibilità mediatica, la campagna si è rivelata controproducente, alienando una parte dell’elettorato moderato e accentuando le divisioni interne al partito.
Un segnale per il futuro del Carroccio
Il voto toscano rappresenta un campanello d’allarme per la Lega, che negli ultimi anni ha perso progressivamente terreno anche nei territori dove aveva costruito una base solida.
Il risultato sotto il 5% testimonia una crisi di identità e di consenso, aggravata da strategie comunicative divisive e da fratture interne.
La sfida per Salvini e per la dirigenza leghista sarà ora quella di riconquistare credibilità politica e ricompattare la base, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
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