di Carlo Longo

Durante il comizio di chiusura a Firenze, Giorgia Meloni attacca la sinistra paragonandola ad Hamas e elogia Trump per la tregua a Gaza

meloniIn una gremita piazza del centro di Firenze, davanti a circa duemila sostenitori, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha infiammato il comizio conclusivo della campagna elettorale per le regionali in Toscana. Assente il generale Roberto Vannacci, ma non le polemiche: la premier ha rivolto un attacco diretto all’opposizione, paragonandola addirittura ad Hamas.

Meloni ha accusato la sinistra italiana di essere «più fondamentalista di Hamas», sostenendo che sia prigioniera di un radicalismo ideologico che impedisce di agire con razionalità e responsabilità. La polemica nasce dal mancato riconoscimento, da parte delle opposizioni, del ruolo di Donald Trump nella mediazione che ha portato alla tregua tra Israele e Hamas.

Trump come protagonista della pace in Medio Oriente

Durante il suo intervento, la premier ha ribadito che la pace non è frutto di attivisti o sindacalisti, ma del lavoro diplomatico di Trump. «C’è una persona che bisogna ringraziare: Donald Trump, un presidente repubblicano che porta la pace, non la distrugge», ha affermato Meloni.

Una dichiarazione che ha sorpreso molti, considerando che la premier ha omesso i conflitti avviati da altri leader repubblicani come George Bush padre e figlio, responsabili delle guerre in Iraq e Afghanistan.

Critiche al “campo largo” e accuse di radicalismo

Meloni ha poi ironizzato sull’opposizione, definendo il centrosinistra un “Leoncavallo largo”, in riferimento al noto centro sociale milanese, e accusandolo di alimentare «il business dell’odio». Le sue parole hanno segnato un ulteriore irrigidimento dei toni, proprio mentre a livello internazionale si discute di una possibile missione di pace a Gaza.

Anche Giuseppe Conte, intervenendo a Scandicci accanto al presidente uscente Eugenio Giani, ha espresso apertura a un eventuale contingente multinazionale, purché siano garantite le condizioni per un’azione realmente pacificatrice.

Salvini tenta di superare Meloni nei toni

Sul palco toscano, il vicepremier Matteo Salvini non è rimasto a guardare. Con una cravatta rossa in stile “Make America Great Again”, ha lanciato i suoi affondi contro diversi bersagli: da Roberto Saviano a Francesca Albanese, passando per Greta Thunberg.

Prima del comizio, aveva tentato una “passeggiata anti-spacciatori” alle Cascine, trovando però solo famiglie e runner. Dal palco, ha poi attaccato l’inviata ONU per i diritti dei palestinesi, definendola «indegna di rappresentare l’Italia» e invitandola a «fare una Flotilla personale e smettere di provocare».

Il gelo della piazza sulle parole pro-Netanyahu

L’unico momento di silenzio nella piazza è arrivato quando Salvini ha elogiato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, definendolo «un leader coraggioso» e ringraziandolo per il ruolo avuto nella tregua. Mentre gli applausi non sono mancati per le battute su Trump e la sinistra, l’elogio al premier israeliano ha lasciato il pubblico freddo e distaccato.

Il comizio di Firenze ha rappresentato l’ennesima dimostrazione di come la campagna per le regionali toscane sia diventata un terreno di scontro nazionale. Meloni e Salvini hanno scelto la via dello scontro diretto e della provocazione, puntando tutto sulla retorica identitaria e sul contrasto con la sinistra, più che sui temi locali.

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