di Carlo Longo
A Sharm el Sheikh riprendono i negoziati tra Israele e Hamas. Focus su cessate il fuoco, rilascio degli ostaggi e piano di pace promosso da Trump
Si è aperto oggi a Sharm el Sheikh, in Egitto, un nuovo round di negoziati indiretti tra Israele e Hamas con l’obiettivo di definire i dettagli di un piano di pace e

porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza. Al centro dei colloqui figurano il rilascio degli ostaggi, la liberazione dei prigionieri palestinesi e le modalità di un cessate il fuoco graduale.
Secondo fonti diplomatiche, la delegazione israeliana è guidata dal negoziatore Ron Dermer, mentre per Hamas è presente Khalil al-Hayyah. Gli incontri si svolgono sotto la supervisione del governo egiziano, con la partecipazione di inviati statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, genero dell’ex presidente Donald Trump.
Trump: “Colloqui positivi, ma serve rapidità”
L’ex presidente americano Donald Trump ha definito “molto positivi” i colloqui avviati finora, invitando però le parti ad agire rapidamente per evitare “un enorme spargimento di sangue”. Il tycoon, che ha svolto un ruolo centrale nella mediazione del nuovo piano di pace per Gaza, ha ribadito che il tempo è un fattore decisivo per il successo dei negoziati.
Poche ore prima, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva espresso prudenza sulle reali intenzioni di Hamas, avvertendo che “il loro sì non è ancora certo” e che Israele “agirà di conseguenza” in caso di mancato accordo.
Il piano di pace e il ruolo della Germania
Anche la Germania segue con attenzione l’evolversi della trattativa. Da Tel Aviv, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si è detto “ottimista” e ha auspicato un’intesa entro la prossima settimana che includa cessate il fuoco, rilascio degli ostaggi e aiuti umanitari.
Wadephul ha ringraziato Trump per l’impegno diplomatico e ha sollecitato Hamas a cogliere l’occasione: “Se vogliono davvero il bene dei palestinesi, devono agire ora”. Ha poi ricordato che gli Stati Uniti garantiscono pieno sostegno a Israele, mentre Berlino è pronta a valutare “altri scenari” in caso di fallimento.
“Riconosciamo a Israele il diritto alla difesa e alla lotta contro il terrorismo”, ha aggiunto, “ma la diplomazia resta indispensabile”. La Germania, ha sottolineato il ministro, è impegnata sin dall’inizio nella gestione del dossier ostaggi e continuerà a favorire il dialogo.
Reazioni internazionali e clima di attesa
Parallelamente ai colloqui, si moltiplicano i contatti diplomatici. Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu hanno avuto una telefonata in cui hanno discusso il piano di pace proposto da Trump, il dossier iraniano e la stabilizzazione della Siria. Il Cremlino ha riferito che entrambi i leader “hanno espresso interesse per una soluzione negoziata e duratura”.
Dalla Casa Bianca, la portavoce Karoline Leavitt ha confermato che l’amministrazione statunitense “vuole muoversi rapidamente” per ottenere risultati concreti sul cessate il fuoco e sul rilascio degli ostaggi.
Situazione umanitaria e intervento dell’ONU
Mentre la diplomazia tenta di far avanzare i negoziati, la situazione a Gaza resta drammatica. L’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha segnalato una diminuzione dei bombardamenti, ma non la loro cessazione: “Gli attacchi e gli scontri continuano, con decine di vittime e feriti”, ha dichiarato il portavoce Stephane Dujarric.
Le missioni umanitarie restano difficili da organizzare. Su quattordici interventi previsti nel fine settimana, otto sono stati autorizzati dalle autorità israeliane, mentre sei sono stati bloccati o cancellati. Il Programma alimentare mondiale è riuscito comunque a distribuire farina ai panifici di Deir al Balah e Khan Younis, che ora lavorano fino a 22 ore al giorno per garantire pane alla popolazione civile.
Flotilla, Greta Thunberg denuncia “abusi in detenzione”
Sul fronte delle proteste internazionali, si è conclusa la vicenda della Flotilla diretta verso Gaza con aiuti umanitari. Gli attivisti, tra cui Greta Thunberg, sono stati rimpatriati dopo essere stati trattenuti da Israele. L’attivista svedese ha denunciato “maltrattamenti” durante la detenzione, ma ha ribadito che “il vero scandalo è il genocidio in corso a Gaza”.
“Gli Stati hanno l’obbligo legale di intervenire per fermare un genocidio”, ha dichiarato, accusando i governi occidentali di “inazione e complicità”.
I negoziati in corso a Sharm el Sheikh rappresentano una rara finestra di opportunità per il Medio Oriente. Tuttavia, restano forti le incognite legate alle posizioni di Hamas e Israele, alle tensioni interne e al contesto umanitario della Striscia di Gaza.
Gli osservatori internazionali restano prudenti, ma concordano su un punto: il margine per il fallimento è ormai ridotto. “Serve coraggio politico”, ha dichiarato un diplomatico egiziano, “perché la pace non è mai un atto di debolezza, ma l’unico modo per fermare l’emorragia di vite umane”.
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