di Martina Esposito
Mentre si intensificano le tensioni tra i partecipanti e le autorità politiche italiane, emergono accuse gravi dell’Idf sul presunto coinvolgimento di Hamas nell’organizzazione di Flotilla
La Global Sumud Flotilla è ormai alle battute decisive della sua rotta verso Gaza. Domani, le imbarcazioni superstiti entreranno nella cosiddetta “zona rossa”, l’area che precede l’ingresso nelle acque territoriali israeliane, oltre la quale proseguire significherebbe esporsi al rischio concreto di un’azione di forza da parte della marina israeliana. A circa 100-120 miglia nautiche dalla costa, la fregata Alpino invierà l’ultimo messaggio di avviso: da quel punto in avanti, le responsabilità ricadranno interamente sui comandanti delle imbarcazioni civili. La tensione a bordo cresce, così come la consapevolezza che alcuni attivisti potrebbero scegliere di fermarsi prima di un eventuale abbordaggio.
Scontri interni nella sinistra italiana. Crosetto: “Scontato l’arresto degli attivisti, firmerei perché finisse lì”
Sul fronte politico, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l’approccio cauto del governo italiano, sottolineando l’inevitabilità di un’azione israeliana se le imbarcazioni dovessero ignorare gli avvertimenti. “Dò per scontato che, se non succede nulla di più, gli attivisti verranno arrestati – ha dichiarato – e firmerei perché finisse lì, senza conseguenze peggiori”. Crosetto ha inoltre espresso preoccupazione per il numero elevato di imbarcazioni coinvolte, che aumenterebbe esponenzialmente il rischio di incidenti.
Intanto, sul piano interno, si acuiscono le tensioni tra le varie anime della sinistra. Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico e tra i partecipanti alla missione, ha ribadito che la Flotilla non intende provocare Israele: “All’alt ci fermeremo – ha spiegato –. Le nostre regole d’ingaggio sono chiare fin dall’inizio”. Scotto ha anche polemizzato con il Movimento 5 Stelle, accusandolo di scarso coinvolgimento: “Noi siamo in mare, loro nei salotti televisivi”. Allo stesso tempo, la portavoce italiana della missione, Maria Elena Delia, ha criticato il governo Meloni per aver, a suo dire, “dirottato” il canale diplomatico aperto con il cardinale Pizzaballa, snaturandone l’obiettivo originario.
Idf, la Flotilla sarebbe legata ad Hamas
Ma sul profilo della missione Israele lancia nuove accuse. Secondo l’IDF, le forze di difesa israeliane, Hamas sarebbe direttamente coinvolto nel finanziamento della Flotilla. In un documento reso pubblico nelle ultime ore, l’esercito israeliano sostiene di aver rinvenuto a Gaza materiali che collegherebbero la missione a figure chiave del movimento islamista. Tra questi, Zaher Birawi, noto come uno degli organizzatori delle precedenti flottiglie e capo del settore Hamas della Conferenza per i Palestinesi all’Estero nel Regno Unito, e Saif Abu Kashk, CEO della società spagnola Cyber Neptune, proprietaria – sempre secondo l’IDF – di numerose navi attualmente impegnate nella missione. “Queste navi – si legge nel dossier – sono segretamente di Hamas”.
Naviga anche una Freedom Flotilla
Nel frattempo, anche da Catania è salpata una nuova spedizione – ribattezzata Freedom Flotilla – con l’obiettivo dichiarato di forzare il blocco navale imposto da Israele su Gaza. A bordo vi sarebbero anche membri del Fronte della Gioventù Comunista, coordinati con il collettivo Thousand Madleens. Una missione parallela che contribuisce ad alimentare le incertezze su una vicenda sempre più complessa, sospesa tra idealismo umanitario, dinamiche geopolitiche e sospetti di manipolazioni.
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