di Corinna Pindaro

Donald Trump annuncia dazi del 100% sui film prodotti all’estero per “proteggere Hollywood”. Ma la misura divide: rischi per l’industria americana e scontro con il governatore Gavin Newsom

trump daziDonald Trump torna a puntare sul protezionismo, questa volta colpendo l’industria cinematografica. Il presidente americano ha annunciato l’introduzione di una tariffa del 100% su tutti i film realizzati al di fuori degli Stati Uniti, accusando gli altri Paesi di aver «derubato» Hollywood.
La misura, già evocata a maggio, mira ufficialmente a riportare le produzioni in patria, scoraggiando le major che girano all’estero per abbattere i costi.

Le critiche al piano e i rischi per Hollywood

La decisione, tuttavia, ha già sollevato numerose perplessità. Gli esperti sottolineano come i dazi possano penalizzare proprio le case di produzione americane, abituate a girare scene in Europa, Canada o Asia. Restano poi nodi pratici difficili da sciogliere: saranno tassati solo i film stranieri distribuiti negli USA o anche le produzioni americane con riprese parzialmente estere? E cosa accadrà alle serie tv?

Molti osservatori parlano di una strategia più simbolica che concreta, destinata a complicare ulteriormente i rapporti commerciali e culturali con il resto del mondo.

Lo scontro con la California e Gavin Newsom

Dietro la mossa protezionistica si nasconde anche un chiaro bersaglio politico. Trump ha attaccato la California, cuore dell’industria cinematografica, definendo il governatore Gavin Newsom «debole e incompetente».

Newsom, da mesi uno dei volti più in vista dell’opposizione democratica, ha trasformato il confronto con la Casa Bianca in un’occasione politica. Adottando ironicamente lo stile comunicativo del movimento Maga, ha rilanciato meme e provocazioni contro Trump, rafforzando la sua popolarità e salendo nei sondaggi.

Un braccio di ferro culturale e politico

Il protezionismo applicato al cinema sembra quindi avere un duplice obiettivo: da un lato spingere Hollywood a riportare le produzioni negli Stati Uniti, dall’altro colpire un settore e uno Stato percepiti come roccaforti liberal.

Se da un punto di vista economico le ricadute potrebbero rivelarsi controproducenti, sul piano politico lo scontro promette di diventare uno dei fronti più caldi nei prossimi mesi, con Trump e Newsom destinati a fronteggiarsi non solo sul terreno della politica ma anche su quello dell’immaginario culturale americano.

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