di Ennio Bassi

Il ritorno delle misure, che riguardano l’arricchimento dell’uranio, il programma missilistico e le esportazioni di armi, è stato motivato dalle violazioni iraniane degli impegni nucleari e dalla mancata collaborazione con l’AIEA

Dalle prime ore di domenica 28 settembre il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha reintrodotto una serie di sanzioni economiche contro l’Iran, sospese dal 2015 in seguito allo storico accordo sul nucleare. La decisione è arrivata su iniziativa del Regno Unito, della Francia e della Germania, che hanno attivato il meccanismo di “snapback” previsto dall’intesa per reagire a gravi violazioni da parte iraniana. Un’accusa che per l’Iran è «inaccettabile», come ha affermato il Ministero degli Esteri iraniano.

Perché l’ONU sanziona l’Iran

Le ragioni di questa misura sono state esplicitate nelle settimane precedenti dai tre paesi europei, che hanno accusato Teheran di aver infranto gli impegni assunti nel 2015. In particolare, è stato sottolineato come l’Iran abbia ripreso l’arricchimento dell’uranio a livelli ben superiori ai limiti stabiliti, dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nel 2018 sotto la presidenza Trump. Malgrado l’accordo non sia formalmente mai decaduto, la sua applicazione risulta da tempo compromessa, e i firmatari europei hanno dichiarato di non aver avuto altra scelta se non quella di richiedere la reintroduzione delle sanzioni.

Un elemento centrale nella decisione è stato il progressivo deterioramento della cooperazione iraniana con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). L’Iran ha infatti negato agli ispettori dell’ONU l’accesso a vari siti chiave legati al programma nucleare, alcuni dei quali – come Fordo, Natanz e Isfahan – sono stati bombardati lo scorso giugno da Israele e Stati Uniti. Inoltre, Teheran non ha fornito aggiornamenti ufficiali sulle sue riserve di uranio arricchito, ostacolando ulteriormente le verifiche internazionali.

Cosa prevedono le sanzioni

Le nuove misure reintroducono restrizioni severe: è vietato l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti previsti, vengono imposti divieti sui test missilistici e sull’esportazione di armi, oltre al congelamento dei beni e alle restrizioni di viaggio per figure coinvolte nel programma nucleare. Viene inoltre autorizzata l’ispezione delle merci iraniane su navi e aerei.

Le sanzioni erano state imposte originariamente tra il 2008 e il 2010, nel pieno delle tensioni internazionali sul nucleare iraniano. Con l’accordo del 2015, siglato tra l’Iran e i principali paesi del Consiglio di sicurezza più la Germania, si era ottenuto un compromesso: in cambio della sospensione delle sanzioni, l’Iran avrebbe limitato il proprio programma nucleare a scopi esclusivamente civili. Tuttavia, con il progressivo smantellamento dell’accordo – innescato dalla decisione statunitense del 2018 – i termini sono stati via via disattesi.

La decisione del Consiglio di sicurezza, approvata nonostante l’opposizione di Cina e Russia (la cui proposta di rinvio di sei mesi ha ottenuto solo quattro voti favorevoli su quindici), rischia ora di aggravare ulteriormente la crisi economica iraniana, segnata da inflazione galoppante, svalutazione del rial, e gravi carenze infrastrutturali. Tuttavia, Regno Unito, Francia e Germania si sono detti ancora disponibili a negoziare con Teheran una possibile sospensione delle sanzioni, nel caso vi sia un ritorno alla piena collaborazione con l’AIEA.

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