di Velia Iacovino
Servizi, agricoltura, telecomunicazioni, finanza e commercio trainano la crescita, mentre il petrolio perde centralità. La stretta anti-inflazione rallenta la manifattura ma rafforza il naira: la Banca centrale avvia la svolta con il taglio dei tassi.
L’economia nigeriana torna a correre. Nel secondo trimestre del 2025 il Pil è cresciuto del 4,23%, in netto miglioramento rispetto al 3,48% registrato nello stesso periodo dello scorso anno e al 3,13% dei primi tre mesi del 2025. Un dato che gli analisti considerano il segnale più forte del fatto che la più popolosa nazione africana, con oltre 200 milioni di abitanti, stia finalmente archiviando la lunga fase di stagnazione seguita alla pandemia per riavviarsi verso una traiettoria di crescita sostenuta.
Servizi in testa, petrolio in ripresa
Il quadro che emerge dal rapporto del National Bureau of Statistics (NBS) conferma le tendenze già osservate all’inizio dell’anno, ma con un’accelerazione significativa. I servizi si confermano il motore della crescita, contribuendo per oltre il 56% al PIL, in aumento rispetto al 53% del trimestre precedente. A trainare il settore, l’agricoltura, le telecomunicazioni, il real estate, la finanza e il commercio.
Il petrolio, da decenni spina dorsale dell’economia nigeriana, pur segnando una ripresa della produzione (+6,01% tra aprile e giugno, con una media di 1,68 milioni di barili al giorno, il livello più alto dal 2021), resta solo al sesto posto tra i settori che hanno contribuito alla crescita. Davanti, commercio, coltivazioni agricole, immobiliare, telecomunicazioni e allevamento.
Interessante anche la performance del comparto “altri minerali”: l’industria estrattiva ha registrato un incremento record del 50,41%, trainato dalle nuove attività di esplorazione di litio, terre rare e carbone.
Le riforme di Tinubu e la sfida dell’inflazione
Per il presidente Bola Ahmed Tinubu, i dati offrono la prova che le riforme introdotte dal suo insediamento nel 2023 iniziano a dare frutti. L’abolizione dei sussidi sui carburanti e la liberalizzazione del tasso di cambio hanno riportato ossigeno alle casse dello Stato, ma al prezzo di un’inflazione schizzata ai livelli più alti degli ultimi trent’anni. La stretta della Banca centrale nigeriana (CBN), guidata da Olayemi Cardoso, con una serie di rialzi dei tassi d’interesse, ha raffreddato la corsa dei prezzi, che si è ridimensionata per cinque mesi consecutivi. Parallelamente, il naira ha recuperato terreno sul dollaro e sulle principali valute, segnale di un rinnovato clima di fiducia.
Il 23 settembre la CBN ha dunque allentato la presa: il tasso di riferimento è stato ridotto dal 27,5% al 27%, ponendo fine al ciclo restrittivo. Contestualmente è stata abbassata al 45% dal 50% la riserva obbligatoria delle banche commerciali, mentre 14 istituti hanno già completato il processo di ricapitalizzazione avviato dall’Autorità di vigilanza.
Ombre sulla manifattura
Non tutti i numeri, però, sono altrettanto positivi. La manifattura cresce solo del 4,41%, ben al di sotto del 7,65% dello stesso trimestre del 2024 e in calo di oltre il 30% rispetto ai primi tre mesi del 2025. La combinazione di tassi alti e costi di finanziamento elevati ha frenato gli investimenti e appesantito anche il settore agricolo. La riduzione del costo del denaro, se confermata nei prossimi mesi, potrebbe alleggerire il peso sulle imprese e riaccendere l’attività produttiva.
Resilienza e prospettive
Per Cardoso, i numeri “mostrano la resilienza sostenuta dell’economia nigeriana”. Un’economia che sta cercando di liberarsi dalla dipendenza storica dal petrolio per puntare su un modello più diversificato, dove i servizi e i nuovi minerali strategici assumono un ruolo crescente.
In un continente che continua a oscillare tra fragilità macroeconomiche e grandi potenzialità, la Nigeria sembra oggi intravedere la luce in fondo al tunnel evocata dallo stesso presidente Tinubu: una ripresa che, se consolidata, potrebbe restituire al gigante africano il suo posto tra le economie emergenti più dinamiche del pianeta.
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