di Aisha Harrison

Cauta sulla Palestina e divergente sull’Ucraina, la premier italiana apre un fronte delicato con l’Europa.

 

A New York per l’Assemblea Generale dell’Onu, Giorgia Meloni ha scelto un rapido punto stampa davanti alla sede della Rappresentanza italiana sulla Seconda Avenue. Pochi minuti, parole calibrate, ma dal contenuto politico denso: la premier italiana ha segnato con chiarezza le linee guida della posizione di Roma, tra l’asse privilegiato con Washington e il bisogno di non arrivare allo strappo definitivo con l’Unione Europea.La cornice era quella della prima giornata della sessione plenaria, dominata dal ritorno del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con un discorso roboante e divisivo. Trump ha attaccato senza mezzi termini l’Onu, accusata di “creare più problemi di quanti ne risolva”, ha definito l’Europa “suicida” sulle politiche climatiche e “invasa” dai migranti, oltre a bollare come “ipocrita” la linea europea sull’Ucraina.Meloni, incalzata dai giornalisti, non ha fatto mistero di condividere gran parte di questa impostazione: “Sulla migrazione mi ritrovo, così come sul Green Deal, perché un approccio ideologico rischiava di minare la competitività delle nostre economie”. Non si tratta, ha precisato, di rifiutare la transizione ecologica, ma di riportarla su binari pragmatici.

Multilateralismo da riformare, non da archiviare

Sul tema delle istituzioni internazionali, altro bersaglio polemico del presidente americano, la premier ha mostrato sintonia, pur con una sfumatura differente: “Gli organismi multilaterali devono riformarsi se vogliono incidere davvero. Penso anche alle Nazioni Unite: serve renderle più efficaci”. Non un rigetto dell’architettura multilaterale, dunque, bensì la richiesta di un suo ripensamento.

Palestina: la linea italiana rompe con Parigi

Il nodo più sensibile della giornata è stato però la Palestina. Mentre vari Paesi – dalla Francia al Canada – hanno annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese, l’Italia ha scelto di non allinearsi. Meloni ha spiegato che la maggioranza presenterà una mozione parlamentare che subordini il riconoscimento a due condizioni: la liberazione degli ostaggi e l’esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo di governo. Una presa di posizione che intercetta la linea dura di Trump – che ha definito il riconoscimento “una ricompensa per Hamas” – e mira a spiazzare le opposizioni interne, compatte nel chiedere un passo analogo a quello di Macron.

“Non sono contraria al riconoscimento – ha detto Meloni – ma la priorità deve essere la pressione su Hamas: è Hamas che ha iniziato la guerra ed è Hamas che la protrae, rifiutandosi di liberare gli ostaggi”. Un messaggio che difficilmente troverà ascolto nei partner europei che hanno già imboccato la strada del riconoscimento, ma che la premier rivendica come linea di “buon senso”.

Ucraina: qui la distanza con Washington

Un punto di distacco da Trump emerge invece sul conflitto ucraino. “Non credo che l’Europa sia ambigua”, ha ribattuto Meloni, “ma se vogliamo una pace giusta e duratura serve lo sforzo congiunto di Europa e Stati Uniti. Non può farcela solo una parte dell’Occidente”.

Bilaterali e attesa per l’intervento in Assemblea

La giornata della premier è proseguita con i primi incontri bilaterali, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan all’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, in preparazione del discorso ufficiale che pronuncerà domani sera al Palazzo di Vetro.Lì Meloni cercherà di consolidare l’immagine di un’Italia a cavallo tra due sponde: vicina agli Stati Uniti nella critica al Green Deal e al multilateralismo inefficace, prudente sul dossier palestinese, ma ancora legata al progetto europeo. Una posizione che può tradursi in un ruolo di ponte o, al contrario, in un isolamento rischioso: troppo americana per Parigi e Bruxelles, troppo europea per abbracciare senza riserve la linea trumpiana.

 

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L’articolo Meloni da New York, con Trump su migranti e clima proviene da Associated Medias.