di Redazione
Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani nei giorni dell’assemblea generale dell’ONU. La visita ha riguardato anche Mario Burlò, imprenditore di cui si erano perse le tracce
Da New York, dove sta partecipando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito una novità significativa sul caso di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela dallo scorso novembre. Tajani ha annunciato che l’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha potuto visitare per la prima volta Trentini nel carcere in cui è rinchiuso nella capitale venezuelana.
La visita diplomatica, ha spiegato Tajani ai giornalisti presenti, si è estesa anche a Mario Burlò, imprenditore italiano attualmente sotto processo a Torino per reati fiscali e di cui non si avevano notizie certe da mesi. Era persino incerta la sua presenza in Venezuela. Secondo il ministro, entrambi i cittadini italiani sarebbero in condizioni «buone, anche se un po’ dimagriti». La notizia riapre il dibattito sulla sorte dei cittadini italo-venezuelani detenuti nel paese sudamericano: secondo Tajani sarebbero tra i dieci e i dodici, ma il numero esatto resta incerto. Alberto Trentini è l’unico ad avere solo la cittadinanza italiana.
La vicenda di Trentini rimane avvolta nel mistero. Il cooperante, 46 anni, originario di Venezia, lavorava per l’organizzazione internazionale Humanity & Inclusion, attiva nel supporto alle persone con disabilità. Era arrivato in Venezuela nell’ottobre 2023 e stava viaggiando per lavoro da Caracas a Guasdualito quando è scomparso. Dopo alcuni messaggi inviati alla madre dall’aeroporto di Caracas, di lui non si è saputo più nulla. Solo in seguito la famiglia è stata informata dell’arresto, avvenuto il 15 novembre. Nessuna accusa ufficiale è mai stata formulata nei suoi confronti, e la sua avvocata Alessandra Ballerini parla apertamente di «sparizione forzata», una prassi non isolata per il regime venezuelano.
L’apertura da parte del governo di Caracas, che ha concesso in questi giorni visite anche ad altri detenuti europei, non può ancora essere interpretata come un cambiamento di rotta. Nicolás Maduro, al potere in modo autoritario dal 2013, continua a non essere riconosciuto come legittimo da larga parte della comunità internazionale. Due settimane fa il suo ministro degli Esteri, Yván Gil, ha parlato per la prima volta del caso Trentini in un’intervista alla CNN, sostenendo che i «diritti umani non sono stati violati» e che il cooperante sarebbe sotto processo, ma senza fornire dettagli né prove.
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