di Martina Esposito

In una serata alla GNAMC sono stati consegnati i premi della seconda edizione di The ART Film Fest, il concorso dedicato al documentario d’autore

L’autunno romano comincia in grande con The ART Film Fest (TAFF), la rassegna internazionale dedicata al documentario d’autore che per la seconda volta ha trasformato la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in un palcoscenico inedito, dove i confini tra arti visive e cinema sfumano dando vita a linguaggi diversi. Ideata e promossa da Inside Art e GNAMC, l’iniziativa ha raccolto prodotti audiovisivi da tutto il mondo e ha premiato i migliori in una serata al museo romano. Nel corso della cerimonia, un talk con Guido Talarico, editore e direttore di Inside Art, Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC, Fabrizio Zappi, direttore di Rai Cultura, e Simona Garibaldi, CEO di Lilium Distribution, Laurentina Guidotti, produttrice e attrice, e Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Tra i presenti all’iniziativa, Tommaso Sacconi e Alex Contell, registi di GRAIN, Pierparide Tedeschi, regista di Lucrezia e Joseph Beuys, Alessandro Preziosi, regista di Aspettando Re Lear, Tommaso Mattei, produttore di Aspettando Re Lear, la giornalista RAI Alessandra Azzolini, la curatrice Elena Gigli, gli artisti Meletios Meletiou, Gilbert Halaby, Giovanni Longo, Guglielmo Maggini, il curatore Ludovico Pratesi, la collezionista Ines Musumeci Greco e l’artista Andrea Sampaolo.

Un talk all’insegna del dialogo tra istituzioni

«The Art Film Fest punta a valorizzare il sistema dell’arte a tutto tondo». Così Guido Talarico ha introdotto la serata alla GNAMC, che ha preso il via con la consegna del terzo premio a Tommaso Sacconi e Alex Contell, registi di GRAIN, un film che indaga la memoria materiale della fotografia attraverso il ritorno della pellicola analogica, restituendo al gesto fotografico la sua fisicità e il suo valore rituale nell’era digitale. Consegnato poi il secondo premio a Lucrezia e Joseph Beuys di Pierparide Tedeschi, che ricostruisce la vita di Lucrezia De Domizio Durini attraverso il suo legame con Joseph Beuys, restituendo la memoria di un sodalizio umano e intellettuale che ha segnato un’intera stagione dell’arte contemporanea.

Prima della consegna della menzione speciale e del primo premio ha preso il via la conversazione che ha unito figure del mondo dell’arte, della cultura e dell’audiovisivo. Introdotta da Guido Talarico, Renata Cristina Mazzantini ha parlato del valore del prodotto documentario all’interno del sistema dell’arte: «Sono molto contenta che questo festival sia arrivato con successo alla seconda edizione. Ho capito che le nuove generazioni hanno una dimestichezza diversa con i testi e sono più abili con le immagini. Bisogna quindi usare i mezzi del proprio tempo, e il video e le immagini sono quelli del nostro».

«I documentari riescono a rendere piacevoli argomenti più spinosi per il grande pubblico – ha aggiunto – credo nel valore sociale dell’arte e sono convinta che questa debba aprire più porte possibili. Le istituzioni devono capire come farlo, bisogna decostruire l’idea dell’arte contemporanea come qualcosa di elitario. è un vero vantaggio per la collettività». Mazzantini ha poi concluso il suo intervento con un riferimento alla recente donazione alla GNAMC di alcune opere di Cy Twombly, ricordando come l’intera collezione del museo romano sia in buona parte frutto di mecenatismo e filantropia.

Il secondo intervento è di Fabrizio Zappi, direttore di Rai Cultura: «Il mondo dell’arte è un veicolo delle pulsioni della società, di ciò che si muove sottotraccia nella realtà. Ogni opera rappresenta la memoria di un paese e di un immaginario collettivo. Anche per la Rai, in quanto servizio pubblico, il documentario rappresenta un nutrimento per il linguaggio audiovisivo stesso, e quindi è così anche per il pubblico generalista che fruisce di questa produzione».

Laurentina Guidotti affronta invece il tema dal lato del privato: «Quando un’istituzione come la GNAMC sposa il documentario d’autore mostra tutta la sua libertà. Tutti i contenuti che possiamo investigare in un prodotto di questo tipo non l’abbiamo in altri prodotti audiovisivi, ed è una libertà data tanto più dal documentario sull’arte. Guidotti ha poi apprezzato l’opera del terzo classificato: pare che la fotografia in pellicola sia finita, invece voglio darvi una notizia: sono sempre di più i registi che tornano a usarla».

Ad approfondire il lato della distribuzione, la presidente di LILIUM Distribution Simona Garibaldi: «è un privilegio condividere esperienze con realtà moltiplicatrici dell’arte, come la GNAMC. Il ruolo del distributore è meno romantico ma altrettanto importante: è un po’ come il lievito, non si vede ma se non c’è la torta non viene. Nei documentari d’arte c’è un lungo lavoro di distribuzione affinché questo tipo di prodotti raggiunga i broadcaster».

A concludere il talk, Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma: «qui è rappresentato un caleidoscopio di approcci e ruoli. Il documentario non serve solo a raccontare, ma è una forma d’arte. Gli viene riconosciuto questo status di raccontare cosa c’è in un museo, ma in realtà sta esso stesso nel museo, e contribuisce a far sentire l’arte come qualcosa che appartiene al nostro sentire».

TAFF: la premiazione

«Shakespeare è Shakespeare». Così Talarico ha consegnato la menzione speciale ad Alessandro Preziosi, regista di Aspettando Re Lear, un lungometraggio che intreccia teatro, cinema e arti visive in un dialogo con Michelangelo Pistoletto, trasformando la tragedia shakespeariana in un’opera che interroga le eredità familiari e culturali e rilegge in chiave contemporanea la memoria di un testo classico. «Preziosi – ha aggiunto Talarico – ha preso questo autore [Shakespeare, ndr], lo ha letto in chiave contemporanea e l’ha legato a un maestro come Michelangelo Pistoletto». «Mai avrei immaginato che in questo luogo, dove ho conosciuto Pistoletto e in cui portavo mia figlia, sarei stato premiato – ha affermato Preziosi – quindi ringrazio la GNAMC per avermi fatto entrare nel mondo dell’arte».

Il primo premio della seconda edizione di The ART Film Fest va a Wind’s Heritage di Nasim Soheili, un film che esplora le radici dell’antico Iran attraverso i mulini a vento e denuncia la negligenza delle autorità nei confronti del patrimonio culturale, mettendo in luce la memoria come responsabilità collettiva. Prima di ascoltare il videomessaggio inviato dalla regista, Talarico ha argomentato la decisione della giuria sottolineando la necessità di parlare di tutte le guerre, anche di quelle dimenticate.

The Art Film Fest si conferma come un appuntamento di riferimento nel panorama delle rassegne romane di settore, capace di aprire uno spazio di confronto in cui si incontrano e dialogano artisti, registi, case di produzione, broadcaster e istituzioni. Non solo un appuntamento dedicato al cinema ma un laboratorio culturale che esplora visioni diverse e costruisce un ponte concreto tra cinema e arti visive, mettendo in relazione linguaggi e pratiche che, pur provenendo da tradizioni differenti, trovano qui un terreno comune.

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