di Corinna Pindaro
Cinque arresti e tre denunce dopo gli scontri al corteo pro-Palestina a Milano. Tra gli indagati studenti e militanti. In Parlamento scoppia la polemica politica
Gli scontri avvenuti lunedì durante il corteo pro-Palestina a Milano hanno portato a cinque arresti: tre maggiorenni e due minorenni. Tra i fermati figurano due studentesse universitarie di 21 e 22 anni, militanti del centro sociale Lambretta, un uomo di 37 anni incensurato e due diciassettenni. Tutti sono accusati di resistenza aggravata e danneggiamento. I tre adulti sono stati associati al carcere di San Vittore, mentre i minori sono stati trasferiti al Beccaria.
Altri tre manifestanti, tra cui un minore e due maggiorenni, sono stati denunciati a piede libero per gli stessi reati. Anche in questo caso, due appartengono al collettivo Lambretta.
Le difese in tribunale
Gli arresti delle due ragazze maggiorenni sono stati convalidati. Il giudice delle direttissime ha disposto per loro l’obbligo di firma quotidiano, accogliendo in parte le argomentazioni dei legali Mirko Mazzali e Guido Guella. Gli avvocati hanno sottolineato che le giovani sarebbero state fermate prima che scoppiasse la guerriglia, accusate soltanto di essersi divincolate al momento dell’arresto. Le studentesse hanno negato qualsiasi atto violento o minaccioso, sostenendo di essersi trovate in prima fila solo perché spinte dalla folla.
Una guerriglia senza precedenti recenti
Il corteo, partito con 15mila partecipanti, è degenerato in tre ore di violenza diffusa. Tra gli episodi più gravi: il lancio di pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine, la devastazione del portone della Stazione Centrale, l’uso di ponteggi per sfondare vetrate e il tentativo di incendiare un blindato con una tanica di benzina. Scene che hanno spinto gli analisti della Digos a parlare di un salto di qualità nell’uso della violenza in piazza a Milano.
Le indagini, condotte dalla Digos con il supporto dei carabinieri, si concentrano ora sull’analisi di ore di filmati della Scientifica e delle telecamere di sorveglianza. Saranno utilizzati anche software di riconoscimento facciale come SARI, comparando le immagini non solo con archivi di polizia ma anche con profili social, visto che molti manifestanti hanno agito a volto scoperto.
Identikit dei violenti
Secondo gli investigatori, a far degenerare la manifestazione non sarebbero stati solo i militanti dei centri sociali, ma anche centinaia di giovani senza precedenti legami con l’area antagonista, spesso figli di immigrati delle periferie milanesi. Una variabile che ha reso la piazza meno controllabile e più incline alla violenza improvvisata.
La polemica in Parlamento
Gli scontri hanno avuto eco anche in Aula. Alla Camera, Fratelli d’Italia ha chiesto che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferisca su quanto accaduto, ribadendo solidarietà alle forze dell’ordine. «Se dobbiamo scegliere tra chi blocca i treni e chi porta la divisa, stiamo dalla parte di chi indossa l’uniforme», ha dichiarato Galeazzo Bignami.
Le opposizioni hanno risposto accusando la maggioranza di strumentalizzare gli episodi per screditare un movimento pacifico. Riccardo Ricciardi (M5s) ha parlato di un «genocidio a Gaza di cui siete complici», mentre Chiara Braga (Pd) ha denunciato la «fuga» della premier Meloni dall’Aula.
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