di Carlo Longo
La commissione Juri respinge la revoca dell’immunità di Ilaria Salis. Esultano Avs e Pd, mentre da Budapest arriva la dura reazione del governo Orbán

Con tredici voti contrari e dodici favorevoli, la commissione Affari giuridici del Parlamento europeo (Juri) ha respinto la richiesta di revoca dell’immunità per Ilaria Salis. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha accolto il risultato con entusiasmo, definendolo un segnale importante nella difesa dello stato di diritto. «La tutela della mia immunità – ha dichiarato – non significa sottrarmi alla giustizia, ma proteggermi dalla persecuzione politica del regime di Orbán».
Il percorso verso la plenaria
Il passaggio in commissione rappresenta solo la prima tappa. Il 7 ottobre il Parlamento europeo in seduta plenaria sarà chiamato a confermare o ribaltare questa decisione. Salis si è detta fiduciosa, convinta che l’Europarlamento riaffermerà i principi democratici. Anche il padre, Roberto Salis, che per mesi ha denunciato le condizioni di detenzione della figlia a Budapest, ha commentato positivamente: «Siamo più sereni, ma l’attesa è tutta per ottobre».
La divisione tra i popolari
Decisivi, secondo le ricostruzioni, sarebbero stati i voti di alcuni deputati del Partito Popolare Europeo, che si sarebbe spaccato sul tema. Un risultato che ha scatenato polemiche interne al centrodestra, con Lega e Fratelli d’Italia che parlano di “eurovergogna” e accusano i popolari di aver tradito la linea comune.
Le reazioni da Budapest
Durissima la reazione del governo ungherese. Il portavoce di Orbán, Zoltan Kovacs, ha definito il voto “scandaloso” e ha accusato il Parlamento europeo di legittimare il terrorismo di estrema sinistra. Balazs Orbán, direttore politico dell’ufficio del premier, ha parlato di «protezione ideologica» e ha ribadito l’intenzione di portare la questione davanti alla Corte di giustizia europea, ritenendo che l’immunità di Salis possa essere revocata in sede giudiziaria.
Le accuse e la vicenda giudiziaria
Ilaria Salis era stata arrestata nel febbraio 2023 durante una manifestazione antifascista a Budapest, accusata di aggressione aggravata. Dopo quindici mesi di carcere preventivo in condizioni denunciate come disumane, è stata candidata da Avs alle europee del 2024 e poi eletta con 176mila preferenze. Da allora, le autorità ungheresi chiedono la revoca della sua immunità per processarla in patria.
Il fronte politico europeo
La decisione della commissione ha spaccato gli schieramenti. Mentre Matteo Salvini e il generale Roberto Vannacci hanno parlato di «vergogna» e di un’Europa che non fa pagare chi sbaglia, dal fronte progressista sono arrivati messaggi di sostegno. Pina Picierno (Pd) ha definito il voto «una scelta in difesa del giusto processo», mentre Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno rivendicato la candidatura come «battaglia per la democrazia». Anche Nicola Zingaretti ha espresso vicinanza a Salis, sottolineando il dovere dell’Europa di proteggere i propri cittadini da abusi di potere.
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