di Redazione
Le parole di Trump arrivano in un momento di massima allerta NATO, con violazioni dello spazio aereo da parte russa e nuove manovre militari
Mentre era in partenza con il suo Air Force One per partecipare ai funerali di Charlie Kirk, il presidente Donald Trump ha rilasciato dichiarazioni che hanno fatto tirare un sospiro di sollievo all’Europa: gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare la Polonia e i Paesi Baltici in caso di un’escalation militare da parte della Russia. Le parole del presidente americano arrivano in un momento di forte instabilità sul fianco est del continente, dove le provocazioni di Mosca continuano ad alimentare l’allarme tra gli alleati della NATO. Dopo lo sconfinamento di tre caccia Mig nello spazio aereo estone, anche la RAF britannica è intervenuta con la missione «Sentinella dell’Est», mentre la Luftwaffe tedesca ha intercettato un aereo russo IL-20M privo di piano di volo sul Mar Baltico.
Energia e difesa: Trump punta il dito contro l’Europa
Le dichiarazioni di Trump non si sono limitate al solo ambito militare. Il presidente ha criticato duramente la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca, sottolineando che gli alleati non possono aspettarsi il pieno sostegno americano finché continueranno a finanziare, seppur indirettamente, l’economia russa. «Gli europei comprano petrolio dalla Russia. Questo non dovrebbe accadere» – ha dichiarato Trump – «e non lo consentiremo a lungo».
Secondo il presidente, per ottenere nuove forniture militari e assistenza dagli Stati Uniti, tutti i Paesi dell’Unione – inclusi Ungheria e Slovacchia – devono abbandonare le importazioni energetiche da Mosca. Il tema delle sanzioni sarà centrale anche nei colloqui previsti all’Assemblea Generale dell’ONU, dove Trump incontrerà Zelensky per discutere anche delle ancora vaghe garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
La replica del Cremlino: «L’Occidente alimenta la guerra»
Non si è fatta attendere la risposta russa alle parole di Trump e alle nuove pressioni occidentali. Il Cremlino ha ribadito che le sanzioni e «la repressione della Russia in ogni ambito» non rappresentano una strada percorribile per la risoluzione del conflitto.
Secondo Mosca, il presidente Putin rimane «interessato e aperto a portare l’intera questione ucraina a una conclusione pacifica», accusando però gli europei – e in particolare il Regno Unito, appena visitato da Trump – di fare «tutto il possibile per alimentare l’escalation e prolungare la guerra».
Nel frattempo, l’Estonia ha annunciato la richiesta di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per la prima volta nei suoi 34 anni di appartenenza all’organizzazione. Secondo il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, la recente incursione russa è «parte di uno schema più ampio di escalation». Anche il presidente ceco Petr Pavel ha adottato toni duri, affermando che, in caso di violazioni ripetute, «dobbiamo rispondere in modo appropriato. Anche abbattendo gli aerei russi, se necessario».
Sicurezza per Kiev: l’Europa cerca chiarezza da Trump
Il dibattito sull’impegno occidentale in Ucraina si sposterà ora a New York, dove i colloqui bilaterali tra Trump e Zelensky saranno decisivi per definire il futuro delle garanzie di sicurezza americane. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha affermato che queste garanzie devono essere «un deterrente plausibile» e, per esserlo, «devono essere forti». Il suo piano prevede che i Paesi europei firmatari siano pronti a intervenire militarmente contro la Russia in caso di nuove aggressioni, supportati da un «backstop americano» che dia credibilità all’intero progetto. Ed è proprio su questo punto che l’Ucraina – con il sostegno dell’Europa – cercherà chiarezza da Trump.
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