di Emilia Morelli
La 38ª edizione di Pontida si chiude con i discorsi di Salvini e Vannacci: proposte politiche, slogan identitari e tensioni nella Lega tra linea federalista e spinta radicale
La due giorni della Lega a Pontida si è conclusa con un mix di annunci, promesse e contrapposizioni interne che hanno reso evidente il dualismo tra Matteo Salvini e il suo vice Roberto Vannacci. Mentre il segretario ha rilanciato le sue battaglie politiche, il generale ha portato avanti una linea più dura, molto applaudita dalla base. Sullo sfondo, il richiamo forte della componente federalista, incarnata da governatori come Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga.
Salvini: “Flat tax per tutti e no all’esercito europeo”
Dal palco del pratone, Salvini ha presentato le sue priorità: estendere la flat tax a tutti i lavoratori, avviare un piano casa con il contributo delle grandi banche e opporsi sia alla creazione di un esercito europeo che a un debito comune dell’Unione.
Il leader della Lega ha anche annunciato una grande manifestazione prevista per il 14 febbraio, definendola la più importante per la difesa di “valori, diritti e confini della civiltà occidentale”. Davanti alla platea ha ribadito: «Vi chiedo impegno e in cambio vi offro la mia vita e libertà. Voi non dovete cambiare mai. Liberi, forti e senza paura».
Vannacci e la parola d’ordine della “remigrazione”
Il vice segretario Roberto Vannacci ha scelto toni ancora più radicali, introducendo nel dibattito il concetto di “remigrazione”: rimandare nei paesi di origine chi non rispetta i valori occidentali. Una proposta applaudita con convinzione dai presenti, nonostante la sua difficoltà pratica.
Accanto a lui, la vicesegretaria Silvia Sardone ha sostenuto la stessa linea. Tra le idee rilanciate da Vannacci anche l’introduzione del “giuramento di Pontida” nelle scuole e lo studio della X Mas, la formazione militare attiva durante la Repubblica sociale italiana.
Ospiti e messaggi internazionali
Tra gli ospiti della giornata è intervenuto Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National francese. Il leader ha posto l’accento sulla libertà di espressione, definendola “cuore della civiltà occidentale” e denunciando i rischi legati al fanatismo religioso e al radicalismo islamista. Secondo Bardella, i patrioti difendono la libertà mentre la sinistra radicale “giustifica la violenza e demonizza chi ama la propria patria”.
Partecipazione ridotta e segnali di malcontento
Rispetto alle edizioni precedenti, la partecipazione è apparsa meno numerosa. La disposizione scenica, con il grande gazebo collocato al centro del prato, ha in parte attenuato l’impatto visivo della minor presenza.
Da segnalare la firma, seppur da remoto, di Umberto Bossi alla “Carta della Lombardia”, documento di ispirazione federalista sostenuto da Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.
Tra i giovani leghisti, però, non sono mancati segni di dissenso. Su una strada vicina al raduno è comparsa una scritta spray: “Leghisti, mai fascisti”. Un messaggio diretto contro la crescente influenza delle posizioni radicali all’interno del partito.
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