di Corinna Pindaro
Il Consiglio di Stato sospende il parere sulle Indicazioni Nazionali 2025 per infanzia e primo ciclo. Critiche a errori formali, analisi di impatto carente e contenuti didattici poco chiari
Il Consiglio di Stato ha bloccato l’iter delle nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione. I giudici hanno rilevato lacune sostanziali nel documento predisposto dal ministero dell’Istruzione e del Merito, in particolare nell’analisi di impatto della regolamentazione, giudicata “inadeguata allo scopo”. Per questo motivo il parere è stato sospeso, in attesa che il Ministero apporti le integrazioni richieste.
Le criticità del regolamento
Secondo il Consiglio di Stato, le nuove Indicazioni presentano mancanze in diversi ambiti: quadro normativo e compatibilità con l’Unione europea, profili finanziari, giustificazioni del rinnovo, contenuti didattici, coerenza costituzionale ed errori formali.
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Sul piano normativo, la relazione non chiarisce la reale coerenza con le Raccomandazioni Ue citate.
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Sul fronte economico, la clausola di invarianza finanziaria solleva dubbi sull’effettiva disponibilità di risorse.
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Le motivazioni del rinnovo delle Indicazioni fanno riferimento a “cambiamenti epocali”, ma senza dati o analisi a supporto.
Refusi ed errori linguistici
Un’altra parte del documento contestata riguarda la forma. Nel testo sono stati segnalati refusi, parole errate e imprecisioni grammaticali. Esempi come “realità” al posto di “realtà” o “dimostare” invece di “dimostrare” hanno spinto i giudici a chiedere una revisione complessiva anche dal punto di vista stilistico e linguistico. Perfino la denominazione delle discipline scolastiche non è uniforme.
L’analisi di impatto sotto accusa
Le osservazioni più dure riguardano l’analisi preventiva. Secondo i giudici, il documento ministeriale è privo di obiettivi chiari, con concetti vaghi e senza un reale confronto con le Indicazioni Nazionali del 2012. I dati forniti risultano incompleti e poco omogenei, soprattutto per la scuola dell’infanzia e per gli effetti sull’editoria scolastica. Da qui la richiesta di una “rinnovazione complessiva” dell’analisi.
Le osservazioni sui contenuti didattici
Anche sul piano pedagogico non mancano critiche. La nuova impostazione della storia viene descritta come una scelta calata dall’alto, senza adeguate motivazioni. Per il latino opzionale si segnalano difficoltà applicative legate a norme poco definite. Il Consiglio di Stato chiede inoltre maggiore chiarezza sulle tempistiche di adozione: le nuove Indicazioni dovrebbero entrare in vigore gradualmente dal 2026/27, con un’anticipazione al 2027/28 per la disciplina di storia nelle terze classi della primaria.
Le reazioni dei sindacati
La decisione è stata accolta positivamente dalle sigle sindacali del settore. La Uil Scuola Rua parla di “testo fragile, improvvisato e pedagogicamente debole”. Per la Flc Cgil si tratta di “una sonora bocciatura” che conferma i rischi di una revisione che mina la cultura democratica della scuola italiana. Entrambe le sigle chiedono che il Ministero riapra un confronto reale con le scuole.
La replica del Ministero
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha minimizzato la portata della sospensione, definendola un passaggio “interlocutorio” e parte del normale processo di collaborazione istituzionale. “Non è una bocciatura – si legge nella nota – ma un contributo utile per migliorare il testo in fase di elaborazione”.
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L’articolo Scuola, il Consiglio di Stato ferma le nuove Indicazioni Nazionali: “Analisi inadeguata e testo da rivedere” proviene da Associated Medias.

