di Corinna Pindaro

Al raduno di Pontida 2025 la Lega celebra Charlie Kirk, accoglie il ritorno di Matteo Salvini e mostra le divisioni tra l’anima nordista e quella sovranista di Roberto Vannacci

pontidaPontida si apre quest’anno con un omaggio a Charlie Kirk, figura vicina al mondo Maga, ucciso recentemente in circostanze ancora poco chiare. A ricordarlo è l’europarlamentare Roberto Vannacci, che dal palco invita i militanti a raccoglierne l’eredità politica: “Le nostre idee non si fermano con la censura, i tribunali o le armi”. L’applauso del pubblico trasforma il suo intervento in un momento identitario, rafforzato dai cori dei giovani presenti sul “sacro pratone”.

Un video emozionale e le magliette nere indossate dai militanti hanno reso l’omaggio ancora più solenne. Salvini stesso ha spiegato la scelta cromatica con una battuta rivolta alla leader del Pd, Elly Schlein: “Noi non abbiamo armocromisti, ci organizziamo da soli”.

Il ritorno di Salvini a sorpresa

Il momento più atteso è stato l’arrivo di Matteo Salvini. Dimesso da poco dopo controlli per calcoli renali, il segretario leghista ha scelto comunque di presentarsi tra i suoi sostenitori. “Il mio riposo siete voi”, ha detto dal palco, tra gli applausi e i cori che lo hanno accolto come “il capitano”.

Nel suo discorso, Salvini ha voluto ribadire il legame con la storia del partito e con il fondatore Umberto Bossi: “Senza di lui non saremmo qui. La Lega è un seme che ha messo radici profonde”. Ha poi rilanciato la narrazione di un movimento “solo contro tutti”, accusando media, banche e sindacati di voler cancellare la Lega, senza riuscirci.

Le divisioni interne: tra “Agenda Nord” e sovranismo

Dietro la cornice di festa, il raduno ha messo in luce anche le tensioni interne. Da una parte c’è la linea proposta da Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, che ha presentato la cosiddetta “Agenda Nord”: un progetto che rivendica maggiore autonomia nelle risorse e attenzione ai territori, ma con un approccio solidale. Dall’altra parte si colloca il fronte guidato da Vannacci, sostenuto apertamente da Salvini, che interpreta la Lega in chiave più radicale e sovranista.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha già fatto sapere di non condividere questa deriva: per lui, “morire sovranista” non rientra nei piani. Anche Attilio Fontana, presidente lombardo, ha espresso parole critiche verso l’ex generale.

Autonomia differenziata e nodi politici

Salvini aveva promesso che a Pontida sarebbero stati presentati i protocolli per l’autonomia differenziata con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Ma l’accordo non è arrivato e resta uno dei nodi più delicati per la Lega. Ora l’attenzione si sposta sulle regionali in Campania, Puglia e Veneto, dove manca ancora l’ufficialità dei candidati del centrodestra.

Ospiti internazionali e rete sovranista

La platea leghista ha accolto anche leader della destra internazionale: Santiago Abascal (Vox), Jordan Bardella (Rassemblement National) e Flávio Bolsonaro. Una cornice meno imponente rispetto allo scorso anno, quando era presente Viktor Orbán, ma che conferma la volontà di Salvini di legare la Lega alla rete dei “Patrioti” europei e mondiali.

Giovani militanti e slogan dal pratone

Non sono mancati cori e slogan dei giovani militanti, che hanno scandito frasi contro Carlo Calenda e a favore della “remigrazione”. Altri cori hanno esaltato Vannacci come “il generale”, sebbene lo stesso europarlamentare abbia ribadito di voler continuare a svolgere il mandato ricevuto dagli elettori senza aspirare alla segreteria.

Pontida 2025, dunque, si conferma il momento simbolico della Lega, ma anche il palcoscenico dove emergono le sue fragilità interne, sospesa tra l’anima nordista delle origini e la spinta sovranista che Salvini e Vannacci vogliono imprimere al movimento.

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