di Martina Esposito
Il Ministro dell’Economia respinge una proposta contenuta nel Rapporto Benedetti, il documento che suggerisce anche una pulizia dei crediti fiscali ormai inesigibili. Sul fronte della manovra, si parla di una possibile nuova rottamazione delle cartelle, di un taglio all’aliquota Irpef intermedia e di una revisione delle detrazioni edilizie
«Non credo ci siano le condizioni per fare una roba del genere». Con queste parole, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spento sul nascere ogni ipotesi di un rafforzamento dei poteri investigativi del Fisco sui conti correnti degli italiani. L’idea, contenuta nel Rapporto Benedetti – una commissione nominata dal governo per affrontare l’enorme massa dei crediti fiscali non riscossi, pari a circa 1.300 miliardi di euro – prevedeva l’ampliamento dell’accesso dell’Agenzia delle Entrate ai saldi, ai movimenti in entrata e uscita e alla giacenza media dei conti bancari dei contribuenti “sospetti”.
Attualmente, gli agenti del Fisco possono solo sapere quanti rapporti bancari un cittadino intrattiene, ma non possono accedere ai dettagli economici di tali conti. L’obiettivo della proposta era rendere più efficace il recupero delle somme dovute, agendo direttamente sui conti più capienti. Tuttavia, le critiche immediate, anche da parte dell’opposizione – tra cui Matteo Renzi – e la netta chiusura del ministro, rendono l’ipotesi ormai impraticabile.
Una montagna di crediti irrecuperabili
Il Rapporto Benedetti propone comunque una “scrematura” dei crediti divenuti ormai inesigibili: su 1.272 miliardi di tasse non pagate, circa 408 miliardi potrebbero essere cancellati perché riferiti a soggetti deceduti o società fallite. Una mossa delicata, che potrebbe avere impatti sul debito pubblico, ma considerata necessaria nell’ambito della riforma del sistema di riscossione.
Questa riforma include lo “scarico automatico” delle cartelle non riscosse entro cinque anni, e potrebbe fare da apripista a una nuova rottamazione. Nonostante i risultati poco brillanti delle precedenti edizioni, la Lega insiste su questo fronte in vista della prossima manovra economica. «L’aumento degli stipendi e la rottamazione delle cartelle sono i due pilastri di una manovra che può aiutare il ceto medio», ha dichiarato il vicepremier Matteo Salvini, avanzando anche la proposta di un contributo straordinario da 3-4 miliardi da parte delle banche, nel contesto di profitti bancari che lo scorso anno hanno toccato i 46,5 miliardi.
Focus sul ceto medio: taglio Irpef e famiglie
Forza Italia e Fratelli d’Italia concentrano invece l’attenzione sul ceto medio e sulla riduzione dell’Irpef. In particolare, si valuta l’abbassamento dell’aliquota intermedia dal 35% al 33%, applicabile sui redditi tra 28.000 e 60.000 euro, con l’innalzamento del tetto dello scaglione, come confermato dal vice ministro Maurizio Leo. Tuttavia, Leo ha precisato che la misura resta subordinata alla disponibilità di risorse e che potrebbe accompagnarsi a una revisione delle detrazioni in base alla composizione del nucleo familiare.
L’ultima manovra aveva privilegiato i redditi più bassi con figli a carico, penalizzando famiglie senza figli e redditi elevati. Anche stavolta, è possibile che eventuali benefici fiscali vengano sterilizzati per redditi oltre i 60.000 euro, come già accaduto con il primo modulo della riforma Irpef.
Detrazioni edilizie: verso un possibile rilancio
Un’altra novità allo studio riguarda le detrazioni per ristrutturazioni edilizie. Dopo la riduzione già prevista per il 2026 (36% per la prima casa e 30% per le seconde), il governo starebbe valutando un ritorno all’aliquota del 50%, ma con una detrazione spalmata su cinque anni invece degli attuali dieci. A confermarlo è stata la vice ministra dell’Ambiente, Vannia Gava, che ha parlato di un lavoro congiunto con Giorgetti per incentivare gli interventi edilizi e rilanciare il settore.
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