di Emilia Morelli
Il cda di Mediobanca lascia in massa: Alberto Nagel saluta dopo oltre 20 anni. MPS diventa socio di controllo e prepara il nuovo vertice
Il consiglio di amministrazione di Mediobanca ha annunciato le dimissioni collettive in vista dell’assemblea del 28 ottobre, data in cui verrà eletto il nuovo vertice secondo le indicazioni di Monte dei Paschi di Siena, ormai azionista di riferimento. La decisione, formalizzata al termine di una riunione durata circa quattro ore, riguarda 14 dei 15 consiglieri, con l’unica eccezione di Sandro Panizza, in quota Delfin.
L’addio di Alberto Nagel dopo 34 anni
La giornata segna anche l’uscita di scena di Alberto Nagel, amministratore delegato dal 2008 e figura centrale di Piazzetta Cuccia negli ultimi due decenni. Nagel ha rassegnato le proprie dimissioni con una lettera ai dipendenti, nella quale ha ripercorso i momenti chiave della sua lunga esperienza: dall’ingresso in banca nel 1991 alla guida del gruppo durante la crisi finanziaria globale, fino alla trasformazione di Mediobanca in una public company internazionale.
Sotto la sua leadership, i numeri hanno premiato la strategia: ricavi consolidati a 3,7 miliardi e utili netti a 1,3 miliardi nell’ultimo esercizio, con un ritorno totale per gli azionisti del +500% negli ultimi vent’anni. Nagel ha sottolineato come la banca abbia investito nel capitale umano, triplicando il personale a 6.200 dipendenti senza ricorrere a drastici tagli.
La transizione dell’azionariato
L’evoluzione dell’assetto proprietario è stata uno dei temi più delicati affrontati dall’ex ad. Dal patto di sindacato che nel 2004 deteneva oltre metà del capitale, Mediobanca era diventata una realtà diffusa sul mercato. Negli ultimi anni, però, si è assistito a un ritorno di azionisti forti, culminato nell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da MPS, che ha già raccolto quasi il 63% delle azioni.
Secondo Nagel, sarebbe stata preferibile un’alleanza nel settore del risparmio gestito, piuttosto che la fusione con una banca commerciale. Ha inoltre ribadito che gli istituti con capitale diffuso e forte presenza di investitori istituzionali hanno maggiori possibilità di crescere e generare valore.
I protagonisti della vecchia guardia
Con le dimissioni del cda si chiude anche l’era di Renato Pagliaro, presidente e figura storica entrata in Mediobanca nel 1981, e di Francesco Saverio Vinci, direttore generale e braccio destro di Nagel da quasi quarant’anni. Per Vinci, però, non si esclude un ruolo transitorio nella fase di passaggio verso la nuova governance.
Intanto proseguono le vendite di azioni da parte dei vertici uscenti. Nagel ha ceduto titoli per oltre 21 milioni di euro, mentre Pagliaro e Vinci hanno incassato rispettivamente 2,1 e 8,5 milioni.
Verso un nuovo vertice a trazione senese
Il 28 ottobre l’assemblea straordinaria sancirà ufficialmente la fine del ciclo guidato da Nagel e Pagliaro e aprirà la strada alla gestione targata Monte dei Paschi di Siena. Il gruppo senese, tramite la società di consulenza Korn Ferry, sta già valutando i profili per il futuro consiglio, con l’obiettivo di ridisegnare la strategia e rafforzare la posizione della nuova Mediobanca nel panorama bancario italiano.
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