di Martina Esposito
La Commissione europea propone di sospendere parte del regime commerciale preferenziale con Israele e di sanzionare ministri e coloni estremisti, oltre a nuovi membri di Hamas. Ursula von der Leyen: «È necessario un cessate il fuoco immediato»
Mentre l’offensiva israeliana continua a mietere vittime a Gaza City, da cui oltre 400mila persone sono in fuga, Bruxelles ha presentato un pacchetto che combina sanzioni mirate e la sospensione parziale delle concessioni commerciali previste dall’Accordo di associazione Ue-Israele, collegando la mossa all’urgenza umanitaria a Gaza e al deterioramento in Cisgiordania.
Le misure proposte da Bruxelles: cosa cambia e perché
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ribadito il perimetro politico e umanitario dell’iniziativa: «Gli orribili eventi che si verificano quotidianamente a Gaza devono cessare. È necessario un cessate il fuoco immediato, un accesso illimitato per tutti gli aiuti umanitari e il rilascio di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas». Ha aggiunto che l’Ue «continua a sostenere con fermezza la soluzione dei due Stati», messa a rischio dalle «recenti azioni di insediamento del governo israeliano in Cisgiordania».
Sul piano tecnico, il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha quantificato l’impatto della sospensione preferenziale: «Le esportazioni dell’Ue [verso Israele, ndr] sarebbero esposte a dazi fino a 574 milioni di euro. Le importazioni dell’Ue da Israele sarebbero invece esposte a dazi fino a 227 milioni di euro». La proposta colpisce «la parte più significativa» del regime preferenziale — circa il 37% del commercio totale — con effetti potenziali per macchinari, aerospazio, dispositivi medici e farmaceutica sul lato Ue, e per lo più prodotti agricoli sul lato israeliano. Restano fuori i segmenti regolati dal quadro Wto; un alto funzionario ha precisato che «il settore delle armi non sarà toccato» perché non rientra nell’accordo di associazione ed è coperto da regole generali e da «clausole di confidenzialità».
In parallelo, l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha presentato sanzioni mirate «contro i terroristi di Hamas, i ministri estremisti del governo israeliano, i coloni violenti e le entità che sostengono l’impunità in Cisgiordania», chiarendo che «l’obiettivo non è punire Israele» bensì «migliorare la situazione umanitaria a Gaza». Tra i designati proposti figurano i ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, già valutati in passato senza unanimità tra i Ventisette, oltre a nuovi membri del Politburo di Hamas e ulteriori coloni ed entità.
Israele si difende ma ha tutti contro
Da Gerusalemme la risposta è immediata. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar definisce su X la raccomandazione della Commissione «moralmente e politicamente distorta», auspicando che «non venga adottata» e avvertendo che «eventuali provvedimenti contro Israele riceveranno una risposta adeguata». Sul fronte europeo, fonti ricordano che l’adozione delle sanzioni personali richiede il voto unanime dei 27, mentre la sospensione delle concessioni commerciali è disegnata per massimizzare la pressione senza interrompere del tutto gli scambi: oggi «circa il 63% delle importazioni Ue da Israele avviene in regime di nazione più favorita» e «il 58% degli scambi beneficia già di dazi pari a zero», quindi non tutti i flussi sono toccati dal preferenziale.
Il quadro internazionale resta teso: il Qatar bolla l’offensiva su Gaza City come «un’estensione della guerra genocida», Pechino si dice «fermamente contraria» all’escalation e sollecita un «cessate il fuoco completo e duraturo», mentre Papa Leone XIV richiama al comandamento «Non ucciderai» e alla «dignità inviolabile» di ogni persona. Sul versante Ue, alcuni Stati membri discutono ulteriori strette nazionali (come il dibattito spagnolo sull’embargo alle armi), mentre nel mondo del lavoro crescono mobilitazioni a sostegno di un cessate il fuoco. Tra queste, previsto uno sciopero nazionale in Italia indetto da Cgil per il 19 settembre.
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