di Mario Tosetti

Le dichiarazioni di Netanyahu su un’“Israele-Sparta” scatenano polemiche, proteste di imprenditori e opposizione. Economia in crisi e tensioni politiche alle stelle

israeleLe recenti parole del primo ministro Benjamin Netanyahu hanno acceso un duro dibattito all’interno di Israele. Discutendo dell’isolamento internazionale che lo Stato ebraico sta vivendo come conseguenza della guerra a Gaza, Netanyahu ha invocato un’economia più autarchica e un Paese capace di essere allo stesso tempo “Atene e una super Sparta”.
Un’immagine che, però, ha provocato reazioni negative: dall’opposizione alle piazze economiche, in molti accusano il premier di trascinare la nazione verso una pericolosa deriva. Nel frattempo, la Borsa subisce pesanti cali, lo shekel perde valore sul dollaro e il malcontento cresce.

Il mondo imprenditoriale contro il governo

La protesta più forte arriva dal settore economico. L’Israel Business Forum, che rappresenta circa 200 imprenditori e amministratori delle principali aziende high-tech, denuncia apertamente la linea politica del premier.
Secondo il gruppo, la guerra ha già messo in ginocchio il Paese e un protrarsi del conflitto rischia di compromettere irreversibilmente la stabilità economica. Gli imprenditori chiedono un cambio immediato di rotta: fermare la guerra, fissare elezioni anticipate, ottenere la liberazione degli ostaggi e istituire una commissione d’inchiesta sugli eventi del 7 ottobre. “Israele – sostengono – sta correndo verso un baratro che minaccia la sua stessa sopravvivenza”.

Sindacati e cittadini: “Vogliamo un futuro, non una guerra eterna”

Anche l’Histadrut, il maggiore sindacato israeliano guidato da Arnon Bar-David, si schiera contro Netanyahu. Il leader sindacale parla di una società stremata, di un’immagine internazionale deteriorata e di un Paese che rischia di perdere il proprio futuro.
“La popolazione non vuole vivere come Sparta – afferma – ma costruire una nazione che offra opportunità ai giovani, sviluppo economico e soprattutto pace”.

L’opposizione: “Netanyahu ci isola dal mondo”

Dure anche le prese di posizione dei leader politici. Yair Lapid accusa Netanyahu di aver scelto un paragone sbagliato, sottolineando come l’isolamento di Israele non sia inevitabile ma frutto di decisioni errate. Il generale Yair Golan aggiunge che il premier sta perseguendo la “guerra senza fine”, sacrificando economia e relazioni internazionali.
Il deputato Rem Barak sintetizza con una frase destinata a fare eco: “Altro che Sparta, stiamo diventando la Corea del Nord”.

Una nazione al bivio

Il futuro di Israele appare oggi incerto, stretto tra la guerra in corso, il rischio di collasso economico e una crescente frattura interna. Le parole di Netanyahu hanno reso evidente una divisione profonda: da un lato chi sostiene la necessità di resistere a ogni costo, dall’altro chi chiede una svolta politica immediata per evitare che il Paese precipiti in una crisi senza precedenti.

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