di Martina Esposito
L’azione legale rientra in una lunga serie di scontri con la stampa americana. L’ultima solo a luglio contro il Wall Street Journal
Donald Trump torna all’attacco dei media, e questa volta lo fa con una causa dal valore colossale. Il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato lunedì sera, attraverso un post su Truth Social, di aver presentato una denuncia per 15 miliardi di dollari contro il New York Times, accusandolo di una campagna diffamatoria che durerebbe da anni. L’accusa è grave: secondo Trump, il quotidiano avrebbe deliberatamente danneggiato la sua immagine, quella della sua famiglia, delle sue imprese e del movimento politico MAGA. La causa, depositata in Florida, segna un nuovo capitolo nel conflitto tra il Presidente e i media mainstream, considerati da lui strumenti di propaganda della sinistra americana.
Trump: «È finita l’era delle bugie sul vostro presidente preferito»
Nel suo messaggio sui social, Trump ha usato toni durissimi: «Hanno messo insieme, per decenni, bugie sul vostro presidente preferito (IO!), sulla mia famiglia, sulla mia attività, sul movimento America First, sul MAGA e sulla nostra nazione nel suo complesso». Ha inoltre accusato il New York Times di essere diventato “uno dei giornali peggiori e più degenerati nella storia del nostro Paese”, sostenendo che il quotidiano sia ormai “un portavoce virtuale del Partito Democratico della Sinistra Radicale”. La notizia è stata confermata anche dall’agenzia Reuters, che ha visionato i documenti legali depositati in Florida. «Al New York Times è stato permesso di mentire, diffamare e calunniare liberamente per troppo tempo – e tutto questo finisce adesso», ha scritto il Presidente.
Il New York Times l’ultimo di una lunga serie
Questa nuova causa si inserisce in una lunga tradizione di confronti legali tra Trump e i media. Negli ultimi mesi, il Presidente ha intentato procedimenti simili contro ABC News e il conduttore George Stephanopoulos, nonché contro Paramount, in seguito a un’intervista concessa da Kamala Harris al programma 60 Minutes. Entrambi i casi si sono conclusi con patteggiamenti multimilionari, rispettivamente da 15 e 16 milioni di dollari. A fine giugno, Trump aveva minacciato un’ulteriore azione legale contro il New York Times e la CNN, per aver diffuso rapporti riservati sull’insuccesso di un raid americano contro i siti nucleari iraniani. Secondo i suoi avvocati, tali articoli hanno compromesso la reputazione del Presidente e sono stati definiti “falsi”, “diffamatori” e “antipatriottici”. Infine, a luglio, il tycoon aveva richiesto 10 miliardi di dollari al Wall Street Journal per avergli attribuito una lettera destinata a Jeffrey Epstein, affermando che si trattava di una calunnia grave.
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