di Corinna Pindaro
Cresce la tensione in Medio Oriente dopo l’attacco israeliano a Doha. Il Qatar chiede sanzioni, l’Idf si prepara a entrare a Gaza City e Marco Rubio vola a Gerusalemme per discutere con Netanyahu su Gaza e Cisgiordania

Il premier del Qatar, Mohammed ben Abdelrahman Al-Thani, ha rivolto un duro appello alla comunità internazionale, chiedendo di porre fine ai «due pesi e due misure» nei confronti di Israele. La dichiarazione è arrivata durante un vertice con diversi leader arabi e musulmani, convocato dopo l’attacco israeliano a Doha che aveva preso di mira dirigenti di Hamas in esilio nell’emirato. I partecipanti hanno condannato l’operazione e invocato sanzioni contro Israele, accusato di «crimini» ai danni della popolazione civile.
L’Idf pronta all’operazione “Carri di Gedeone 2”
Sul fronte militare, Israele si prepara a una vasta operazione terrestre su Gaza City. Secondo quanto riferisce Ynet, saranno le unità di fanteria regolari a guidare l’avanzata, supportate dalle brigate già presenti sul terreno. L’operazione, denominata “Carri di Gedeone 2”, dovrebbe svilupparsi nell’arco di almeno tre o quattro mesi di combattimenti. I vertici militari ritengono che Hamas continuerà a resistere, con migliaia di miliziani trincerati tra il centro urbano e i campi di sfollati attorno ad al-Mawasi.
Cisgiordania: il nodo più delicato
Il vero terreno di scontro resta però la Cisgiordania. Netanyahu vorrebbe spingersi verso l’annessione di alcune aree, come risposta ai recenti riconoscimenti internazionali dello Stato palestinese. Un passo che metterebbe a rischio gli Accordi di Abramo, pilastro della strategia americana in Medio Oriente. Rubio ha tentato di frenare i toni, definendo l’espansione degli insediamenti una «reazione» agli sviluppi diplomatici a favore della Palestina, ma il messaggio agli alleati europei è chiaro: qualsiasi concessione americana in Cisgiordania potrebbe scatenare un terremoto regionale.
Una missione decisiva per Washington
Il viaggio di Rubio a Gerusalemme rappresenta dunque un bivio per la politica estera americana: da un lato il sostegno a Israele, dall’altro la necessità di preservare l’equilibrio regionale. La gestione del dossier Gaza e le mosse future sulla Cisgiordania diranno se la Casa Bianca riuscirà a mantenere una linea unitaria con Netanyahu o se prevarranno le fratture, con conseguenze dirette sulla stabilità del Medio Oriente.
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