di Mario Tosetti
L’inchiesta sul cedimento dell’insegna della Torre Generali a CityLife porta a dieci indagati tra progettisti e imprese coinvolte. Ipotesi di crollo colposo e problemi strutturali legati ai nodi sferici della struttura metallica
Sono dieci le persone finite nel registro degli indagati dopo il cedimento dell’insegna “Generali” sul tetto della Torre Hadid, meglio conosciuta come lo “Storto” di CityLife, a Milano. L’episodio risale al 30 giugno scorso e, fortunatamente, non provocò feriti né danni a terzi.
Le pm Francesca Celle e Maura Ripamonti hanno aperto un fascicolo per crollo colposo e incaricato i consulenti di ricostruire le cause tecniche del cedimento. Si tratta di accertamenti non ripetibili, motivo per cui le iscrizioni a indagato sono state disposte a garanzia del diritto di difesa, consentendo agli interessati di nominare propri consulenti.
Le ipotesi investigative: criticità nella progettazione
Dalle prime valutazioni tecniche emergono gravi problematiche nella progettazione della struttura reticolare che sosteneva l’insegna. In particolare, sarebbero stati individuati difetti nei nodi sferici e nei sistemi di accoppiamento con bulloni e manicotti, ritenuti non conformi alle migliori tecnologie disponibili.
Secondo gli atti, il sistema non era in grado di garantire la resistenza nel tempo, esponendo la struttura a rischi di corrosione, deformazione e crollo a causa dell’azione degli agenti atmosferici e del vento.
Sotto accusa anche i controlli di manutenzione
Oltre ai progettisti, sono finiti nel mirino i responsabili delle società che hanno curato l’installazione e la manutenzione dell’insegna. Tra gli indagati figura anche l’amministratore delegato della Cmb, Emiliano Cacioppo, general contractor dell’opera.
L’accusa contesta infatti anche omissioni nelle attività di ispezione e controllo eseguite tra il 2023 e il 2025: non sarebbe stata segnalata la necessità di un intervento urgente di messa in sicurezza nonostante la presenza di rischi di rottura nei nodi sferici.
Generali parte lesa, via allo smontaggio delle insegne
La società Generali risulta persona offesa nel procedimento. A luglio, la procura aveva già autorizzato lo smontaggio delle due insegne poste sul tetto della torre, dopo che una di esse aveva ceduto. L’operazione è stata gestita direttamente dal gruppo assicurativo con un progetto indipendente.
Il tetto del grattacielo era stato posto sotto sequestro subito dopo l’incidente, mentre la magistratura ha acquisito la documentazione utile a chiarire quali imprese siano state coinvolte nella progettazione, realizzazione e manutenzione della struttura.
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