di Emilia Morelli
L’oppositrice bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya lancia un appello all’Europa: serve unità per fermare Lukashenko, Putin e le nuove alleanze autoritarie
«Quando i dittatori percepiscono un Occidente diviso, trovano il coraggio di agire». È questo il monito di Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione in Bielorussia, oggi in esilio dopo le elezioni contestate del 2020. In un’intervista rilasciata a Open, la politica sottolinea l’urgenza di una risposta compatta contro i regimi autoritari e la necessità di rafforzare la coesione europea.
L’attenzione torna alta anche per i recenti sviluppi ai confini orientali: dopo l’abbattimento di droni russi nello spazio aereo polacco, Mosca e Minsk si preparano alla maxi esercitazione militare “Zapad-2025”, che secondo Tsikhanouskaya ricorda inquietantemente le manovre che precedettero l’invasione russa dell’Ucraina.
La Bielorussia sotto Lukashenko
Tsikhanouskaya descrive la situazione del suo Paese come «un popolo tenuto in ostaggio». In Bielorussia, afferma, non esistono libertà politiche, né giustizia indipendente né vere elezioni. Oltre 1.300 prigionieri politici si trovano in carcere, alcuni morti in custodia, e gli arresti possono avvenire persino per un post sui social o un semplice adesivo sul telefono.
Secondo l’oppositrice, il regime sopravvive solo grazie all’appoggio di Vladimir Putin, che ha trasformato Minsk in una pedina strategica, ospitando truppe, missili e perfino armi nucleari russe. Nonostante il clima di paura, sottolinea, «il sogno della libertà resta vivo».
La resistenza personale e politica
Il rilascio di Siarhei Tsikhanouski, marito di Sviatlana e figura centrale delle proteste del 2020, dopo cinque anni di detenzione è stato un segnale importante. «Ha sofferto fisicamente, ma non ha perso lo spirito. Ora continua la lotta dagli Stati Uniti», racconta la leader.
I piani politici dell’opposizione restano immutati: una transizione pacifica verso la democrazia, la liberazione dei prigionieri politici e il ritorno della Bielorussia in Europa.
Putin, Trump e il futuro della pace
Sul tema della guerra in Ucraina, Tsikhanouskaya non ha dubbi: «Putin è un criminale di guerra». Pur apprezzando gli sforzi diplomatici di Donald Trump, avverte che la pace dovrà essere «giusta e duratura» per avere senso.
Per l’Europa, il messaggio è altrettanto chiaro: unità e fermezza. «Non possiamo permettere che la Bielorussia diventi il premio di consolazione per il Cremlino. Una Bielorussia libera è la sanzione più potente contro Putin».
L’asse delle dittature e la sfida alle democrazie
Dopo la recente parata militare in Cina, che ha visto insieme Xi Jinping, Putin e Lukashenko, Tsikhanouskaya denuncia l’esistenza di un’alleanza globale dei regimi autoritari. Un “asse del male” che non riguarda solo Bielorussia e Ucraina, ma l’intero ordine democratico mondiale.
Questa rete di dittature, sostiene, ha un obiettivo comune: minare le regole internazionali e consolidare il potere attraverso il sostegno reciproco.
Il messaggio di Ventotene
Alla Conferenza europea per la libertà e la democrazia di Ventotene, Tsikhanouskaya porterà un messaggio preciso: l’Europa non deve dimenticare la Bielorussia.
«Il futuro dell’Unione si gioca anche sul destino di Minsk», spiega, invitando Bruxelles a sostenere attivamente i difensori dei diritti umani, i media indipendenti e la società civile bielorussa.
Secondo lei, è fondamentale dimostrare ai cittadini che esiste un’alternativa europea al modello russo: «La democrazia non è un dono, è una lotta. E questa lotta, l’Europa deve combatterla insieme a noi».
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