di Martina Esposito

Tra le aree più colpite, la regione del Punjab. Nel frattempo si moltiplicano gli sforzi di soccorso e resta alta l’allerta per il livello dei fiumi

Il Pakistan sta affrontando una delle peggiori stagioni monsoniche degli ultimi decenni. Secondo i dati ufficiali dell’Autorità nazionale per la gestione dei disastri, il bilancio delle vittime ha superato le 910 persone, mentre sono oltre 4,2 milioni i cittadini colpiti, di cui più della metà costretti a lasciare le proprie case. Nel Punjab, una delle aree più devastate, i soccorritori – con il supporto dell’esercito e di volontari – hanno evacuato più di 122.000 persone soltanto a Jalalpur Pirwala, dove l’innalzamento dei corsi d’acqua minacciava di sommergere l’intera zona. La tragedia si è aggravata quando, durante le operazioni, un’imbarcazione di salvataggio si è capovolta causando la morte di cinque persone.

Le autorità locali stanno sperimentando anche l’uso di droni con sensori termici per localizzare i dispersi, mentre piogge incessanti continuano a rendere difficili le operazioni. Nel frattempo è partita la macchina degli aiuti: dopo gli aiuti inviati da Washington nel fine settimana, il governo saudita ha consegnato 10.000 pacchi alimentari e altrettanti kit di emergenza per le famiglie del Punjab. Diverse Ong, come Azione contro la fame e Caritas Pakistan, hanno segnalato l’urgenza di supporto psicologico per le comunità colpite, in particolare nelle aree montuose del Khyber Pakhtunkhwa.

Le cause della catastrofe e la minaccia dei fiumi

Gli esperti attribuiscono la gravità dell’emergenza a una combinazione di piogge monsoniche eccezionalmente intense e agli effetti del cambiamento climatico, che negli ultimi anni hanno reso più frequenti e violenti i nubifragi. A peggiorare la situazione, la decisione dell’India di rilasciare acqua dalle proprie dighe, provocando un ulteriore innalzamento dei livelli fluviali nel Punjab.

Ora la preoccupazione si concentra soprattutto sul sistema idrico del Sindh, dove confluiscono i grandi fiumi provenienti dal nord. Le chiuse della regione hanno registrato livelli mai visti da anni, e circa 100.000 persone sono già state evacuate dalle zone più esposte lungo il corso dell’Indo. Proprio il Sindh era stato tra i territori più devastati dall’alluvione del 2022, quando persero la vita oltre 1.700 persone in tutto il Paese. Con i fiumi che continuano a crescere e villaggi ancora sommersi, il rischio di nuove tragedie resta concreto e l’allerta rimane altissima.

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