di Redazione
Dalla Bretagna a Parigi centinaia di azioni di protesta, con decine di arresti. Sabotata linea ferroviaria. Mobilitati i gendarmi in tutto il paese. Alcune sale del Louvre chiuse
È scattata all’alba in tutta la Francia la protesta “Blocchiamo Tutto”, con azioni diffuse soprattutto nell’ovest, dalla Bretagna a Bordeaux, ma anche a Parigi, dove si sono registrati blocchi sul raccordo anulare e barricate davanti a un liceo. A metà mattina il bilancio ufficiale parlava già di 295 arresti, come aveva annunciato il ministro dell’Interno dimissionario Bruno Retailleau.
La giornata era iniziata tra tensioni e incidenti isolati, contenuti dall’imponente dispiegamento di 80mila poliziotti e gendarmi mobilitati in tutto il Paese. Retailleau aveva citato l’incendio di un autobus a Rennes e un sabotaggio su una linea ferroviaria tra Tolosa e Auch. A causa dei disordini, alcune sale del Louvre erano state “eccezionalmente chiuse”. A Lione, gruppi di manifestanti avevano lanciato pietre contro le forze dell’ordine, e il ministro aveva espresso pieno sostegno agli agenti, parlando di aggressioni mirate alla polizia.
Secondo Retailleau, la protesta era stata strumentalizzata da Jean-Luc Mélenchon e dal suo partito la France Insoumise. Non si trattava di una mobilitazione spontanea, ma di un movimento dirottato da estremisti di sinistra, sostenuti dagli Insoumis. Lo stesso giorno, Emmanuel Macron aveva nominato Sébastien Lecornu nuovo primo ministro, per garantire la continuità del governo dopo le dimissioni di François Bayrou, proprio mentre esplodeva la protesta. Dopo il breve scambio di consegne a Matignon, Lecornu aveva elogiato il coraggio del predecessore e ringraziato il Presidente per la fiducia, promettendo maggiore serietà e creatività nel rapporto con le opposizioni.
Dietro lo slogan radicale di “Blocchiamo Tutto” si celava un movimento fluido, nato online e alimentato da comunità diverse: circoli sovranisti, collettivi complottisti e segmenti della sinistra radicale. Mélenchon aveva deciso di cavalcare l’onda, invitando i suoi militanti a unirsi alla mobilitazione e parlando di “offensiva decisa” per far cadere il governo. Con la fine dell’esecutivo Bayrou, Mélenchon mirava ora al nuovo premier Lecornu e chiedeva le dimissioni di Macron, definendo la situazione una “triste commedia in spregio al parlamento e agli elettori”. Il suo gruppo aveva annunciato la presentazione di una mozione di destituzione del capo dello Stato, che però al momento non aveva i numeri per passare in Assemblea.

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