di Mario Tosetti
Tensione in Francia con la protesta “Blocchiamo Tutto”: centinaia di arresti, scontri a Parigi e nelle grandi città. Macron nomina Sébastien Lecornu nuovo primo ministro dopo la sfiducia a Bayrou
All’alba è scattata in tutta la Francia la mobilitazione denominata “Blocchiamo Tutto”, con manifestazioni concentrate soprattutto nell’ovest, dalla Bretagna fino a Bordeaux, e in diverse zone di Parigi. Nella capitale, il traffico è stato rallentato da blocchi sul raccordo anulare e da barricate erette davanti a un liceo. Il bilancio della giornata segnala 327 arresti.
Scontri e incidenti in diverse città
Nonostante il massiccio dispiegamento di 80mila agenti tra polizia e gendarmeria, non sono mancati episodi di violenza. A Rennes un autobus è stato dato alle fiamme, mentre un sabotaggio ferroviario ha interrotto i collegamenti tra Tolosa e Auch. Anche a Lione la tensione è salita: alcuni gruppi hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine, episodi condannati dal ministro dell’Interno, che ha espresso pieno sostegno agli agenti.
Il Louvre, simbolo della cultura parigina, ha annunciato la chiusura di alcune sale per motivi di sicurezza.
Lecornu subentra a Bayrou: Macron sceglie la continuità
La crisi politica si intreccia con quella sociale. Dopo la sfiducia al governo Bayrou, Emmanuel Macron ha nominato Sébastien Lecornu nuovo primo ministro. L’ex ministro ha preso ufficialmente il posto di Francois Bayrou a Matignon, ringraziando il presidente per la fiducia e promettendo un approccio più costruttivo con le opposizioni.
Lecornu ha parlato di maggiore serietà e creatività nell’azione politica, consapevole della difficoltà di guidare il paese in un momento così complesso.
Mélenchon cavalca la protesta
Dietro lo slogan “Blocchiamo Tutto” si muovono realtà eterogenee: gruppi sovranisti, collettivi complottisti e frange della sinistra radicale. Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, ha deciso di sostenere la mobilitazione, definendola un’“offensiva decisa” per mettere in crisi l’esecutivo.
Dopo la caduta di Bayrou, Mélenchon ha puntato direttamente contro Macron, chiedendone le dimissioni e annunciando una mozione di destituzione all’Assemblea Nazionale. Per ora, tuttavia, i numeri in parlamento non sembrano sufficienti a concretizzare questa iniziativa.
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