di Ennio Bassi

Il presidente americano annuncia una nuova stretta contro Mosca, ma l’efficacia delle misure dipende anche dalla coesione con gli alleati europei. Intanto, le mosse del tycoon rischiano di spingere l’India verso Russia e Cina

Donald Trump si dice pronto a inasprire le misure contro la Russia. Lo ha confermato anche il segretario al Tesoro, Scott Bessent, intervenuto sulla NBC: «Abbiamo margini per aumentare la pressione su Mosca, ma serve il sostegno dell’Europa. Se Stati Uniti e Unione Europea rafforzano le sanzioni secondarie, l’economia russa potrebbe crollare, costringendo Putin a negoziare». Il tono deciso di Bessent ricalca quello usato in passato da vari leader europei, tra cui Emmanuel Macron e Keir Starmer, ogni volta che si sono confrontati con Trump. Eppure, tra le cancellerie di Bruxelles, Parigi, Londra e Berlino, domina lo scetticismo. A mostrarsi più fiducioso è il governo italiano guidato da Giorgia Meloni. L’impressione generale, però, è che si tratti di parole più che di atti concreti.

Resistenza ucraina e tenuta russa: una corsa contro il tempo

Nella stessa intervista, Bessent ha sottolineato la vera posta in gioco: «La sfida è capire chi resisterà più a lungo, tra l’esercito ucraino e l’economia russa». Secondo un’analisi presentata dalla NATO a giugno all’Aia, l’apparato industriale russo riconvertito per la guerra potrebbe sostenere l’offensiva per almeno altri due anni. Una prospettiva che si scontra con la promessa elettorale di Trump, tra i cui slogan c’era quello di “far finire la guerra in 24 ore”. Dall’inizio del suo mandato il presidente americano ha infatti ridotto il supporto militare a Kiev, con il Pentagono che preferisce vendere le armi ai partner NATO invece di inviarle all’Ucraina, e non ha opposto una vera resistenza alle condizioni imposte da Mosca per avviare negoziati.

India e Cina: gli assenti eccellenti dalle sanzioni

L’amministrazione Trump ha cercato di colpire anche i grandi acquirenti del petrolio russo. Ha imposto dazi del 50% sull’import di greggio dall’India, nella speranza che il governo di Narendra Modi rivedesse le proprie scelte. Ma la mossa si è rivelata un boomerang: Modi ha rilanciato l’intesa con Xi Jinping e Vladimir Putin, mettendo in difficoltà la diplomazia americana. Secondo i media statunitensi, Trump avrebbe ottenuto l’effetto opposto, allontanando ulteriormente Nuova Delhi dalla sfera d’influenza occidentale. Resta poi la questione Cina, primo partner energetico della Russia, con un import di petrolio che vale circa 62 miliardi di dollari nel solo 2024. Nessuna misura è stata ancora adottata contro Pechino, nonostante il suo ruolo cruciale nel sostegno all’economia russa.

La Corea del Nord sullo sfondo

A complicare ulteriormente lo scenario, c’è anche il possibile tentativo di Trump di riaprire il dialogo con Kim Jong-un. Secondo alcune indiscrezioni, il presidente americano starebbe valutando un incontro diretto con il leader nordcoreano entro la fine dell’anno. Nel frattempo, però, Pyongyang continua a espandere il proprio arsenale nucleare – ormai vicino per capacità a quello britannico – e ha già inviato truppe nella regione russa di Kursk per combattere a fianco dell’esercito di Mosca.

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