di Carlo Longo
Secondo esperti internazionali, nuove immagini satellitari mostrano lavori sospetti presso il centro nucleare di Dimona. Israele non ha mai confermato né smentito il possesso di armi atomiche
Un gruppo di analisti internazionali ha segnalato possibili sviluppi inquietanti presso il Centro di ricerca nucleare Shimon Peres del Negev, situato vicino a Dimona,
nel sud di Israele. Le nuove immagini satellitari, scattate il 5 luglio da Planet Labs e analizzate da Associated Press, mostrano attività di costruzione nelle vicinanze del reattore storico, alimentando ipotesi su un possibile ampliamento dell’impianto.
Jeffrey Lewis, esperto del James Martin Center for Nonproliferation Studies del Middlebury Institute, ha commentato: «È probabilmente un nuovo reattore. Le prove sono indiziarie, ma questa è la natura di questioni di tale portata».
Israele e l’arma atomica: un segreto mai ammesso
La centrale di Dimona, costruita negli anni Cinquanta, è da sempre circondata dal massimo riserbo. Israele non ha mai dichiarato ufficialmente di possedere un arsenale nucleare, ma secondo il Bulletin of Atomic Scientists, nel 2022 il Paese disponeva di circa 90 testate. Questo lo collocherebbe tra le nove potenze atomiche mondiali, insieme a Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan e Corea del Nord.
Israele, inoltre, è uno dei soli quattro Paesi – con India, Pakistan e Corea del Nord – a non aver aderito al Trattato di non proliferazione nucleare, alimentando da decenni sospetti e tensioni geopolitiche.
Le ipotesi degli esperti
Gli analisti restano divisi sulla natura dei lavori in corso a Dimona. Alcuni sostengono che possa trattarsi di un reattore ad acqua pesante, utilizzato per la produzione di plutonio, componente fondamentale nella fabbricazione di ordigni nucleari. Altri, invece, ipotizzano la costruzione di una nuova struttura destinata all’assemblaggio di armi atomiche.
La tensione con l’Iran e la “guerra dei 12 giorni”
Il ritorno del dossier nucleare non è casuale. Solo poche settimane fa, a giugno, Israele e Stati Uniti hanno condotto raid contro siti nucleari iraniani, in quella che è stata ribattezzata la “guerra dei 12 giorni”. L’operazione nasceva dal timore che Teheran stesse accelerando verso la realizzazione di una bomba atomica.
In questo contesto, la possibilità che Israele stia potenziando il proprio programma nucleare rappresenta un segnale che rischia di ridisegnare gli equilibri strategici in Medio Oriente.
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