di Martina Esposito
Il presidente americano ha chiesto ai leader europei di aumentare la pressione economica su Russia e Cina, mentre dagli Usa non arrivano nuove sanzioni per Pechino
Durante una telefonata definita “cordiale ma franca” con Emmanuel Macron e altri leader del cosiddetto gruppo dei Volenterosi, Donald Trump ha lanciato un messaggio diretto all’Europa: smettere di finanziare indirettamente la guerra in Ucraina attraverso l’acquisto di petrolio russo. Secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca, il presidente ha sottolineato che “l’Europa ha versato 1,1 miliardi di euro alla Russia in un anno solo per l’importazione di carburanti”, contribuendo di fatto a sostenere lo sforzo bellico del Cremlino.
Non solo Mosca nel mirino di Washington. Il presidente ha chiesto agli alleati europei di fare maggiore pressione anche sulla Cina, accusata di supportare in modo indiretto le attività militari russe. Tuttavia, al di là delle parole, dagli Stati Uniti non arrivano nuove misure contro Pechino: le sanzioni secondarie già adottate sono rivolte all’India, anch’essa grande acquirente di petrolio russo, mentre la Cina resta per ora esclusa.
La telefonata ha anche messo in luce le differenze tra i Paesi europei sul modo in cui affrontare il conflitto. “Ci sono visioni divergenti tra i leader europei – ha rivelato il funzionario americano – che ostacolano un’azione efficace per porre fine alla guerra.” La Casa Bianca, intanto, prende le distanze da una responsabilità esclusivamente americana, ribadendo che “non vogliamo essere trascinati in una guerra dall’altra parte dell’oceano” e che “la fine del conflitto dipenderà anche dalla disponibilità di Zelensky e Putin a fare concessioni reciproche”.
Nel contesto di questa ridefinizione del ruolo statunitense, arriva una decisione destinata a far discutere: il Pentagono ha annunciato ai diplomatici europei la sospensione dei finanziamenti per programmi di addestramento e fornitura militare nei Paesi dell’Europa orientale confinanti con la Russia. La misura, parte del budget noto come “sezione 333”, non sarà rinnovata oltre i fondi già stanziati, che resteranno disponibili fino al settembre 2026.
La Casa Bianca ha motivato la scelta con la necessità di “riallineare” gli aiuti internazionali, in linea con un nuovo equilibrio che prevede un maggiore protagonismo europeo nella propria sicurezza. Dal 2018 al 2022, l’Europa aveva ricevuto 1,6 miliardi di dollari da questo programma, pari al 29% della spesa totale. Estonia, Lettonia e Lituania erano tra i principali beneficiari, anche attraverso iniziative parallele come la Baltic Security Initiative, ora anch’essa a rischio.
Secondo alcuni analisti, si tratta di una strategia americana per indurre i Paesi europei più ricchi ad assumersi maggiori responsabilità nella difesa dell’area orientale. La senatrice democratica Jeanne Shaheen, presidente della Commissione Esteri, ha criticato apertamente la decisione, affermando che “invia il segnale sbagliato nel momento in cui cerchiamo di creare deterrenza e spingere Putin al tavolo negoziale”.
La svolta è stata confermata da David Baker, responsabile delle politiche del Pentagono per l’Europa e la NATO, il quale si sarebbe consultato con i governi europei. Baker è vicino a Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa per la Politica, che da tempo sostiene la necessità di ridurre gli impegni militari in Europa per concentrarsi maggiormente sull’Indo-Pacifico, considerato strategico nel confronto con la Cina.
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