di Redazione
Nonostante il passo indietro di Emiliano, il centrosinistra non ha ancora un candidato per le regionali in Puglia
Il gesto di Michele Emiliano, che si è fatto da parte nella corsa alla presidenza della Regione Puglia, non è bastato a risolvere lo stallo nel centrosinistra. A poche ore dall’appuntamento simbolico di Bisceglie, in cui si attendeva una prova di unità, il nome del candidato governatore rimane ancora in bilico. Antonio Decaro, indicato da molti come naturale successore, potrebbe già questa sera scegliere di tirarsi fuori definitivamente dalla partita, rinunciando a salire sul palco accanto alla segretaria Elly Schlein.
Per diversi dirigenti del PD, questa eventualità rappresenterebbe una sorta di sollievo. Sullo sfondo, cominciano già a muoversi alternative come Raffaele Piemontese, attuale vicepresidente della Regione e titolare della Sanità. Tuttavia, l’attenzione resta alta anche su Francesco Boccia, figura in grado — secondo molti — di tenere unita la coalizione e allargarne i confini.
Nella notte, appena rientrato da Bruxelles, Decaro ha trovato il cellulare sommerso di messaggi, incluso quello di Boccia, che ha avuto un ruolo chiave nel convincere Emiliano a ritirarsi e che continua a sperare in una mossa in avanti dell’ex sindaco di Bari. Ma il tempo stringe, e Decaro resta fermo sulle sue posizioni. In particolare, ha comunicato in modo chiaro alla segreteria nazionale che non accetterà mai di candidarsi se in campo ci sarà anche Nichi Vendola.
Tra Decaro e Vendola non c’è ostilità personale, ma divergenze politiche profonde e un’eredità di tensioni mai sopite. I vertici del PD, fiduciosi dopo l’intesa Boccia–Emiliano, si sono probabilmente illusi che la crisi fosse superata. Ma le reazioni dei partiti alleati, in particolare di Alleanza Verdi e Sinistra, hanno riaperto le ferite: “Decaro non può scegliere i candidati nelle nostre liste”, è stata la replica secca. E mentre Schlein continua a mostrarsi ottimista, il braccio di ferro interno rischia di far saltare l’accordo.
La situazione, inoltre, si complica per le voci che accreditano Decaro come un possibile futuro sfidante nella corsa alla leadership del partito. C’è chi sostiene che l’intera vicenda pugliese sia una manovra orchestrata dai riformisti per rilanciare Decaro in chiave anti-Schlein, in vista delle elezioni politiche del 2027. L’ombra di un “piano Renzi” aleggia tra i corridoi del Nazareno. Accuse che Decaro respinge con forza. Offeso dai sospetti e dai retroscena, si difende ricordando la propria coerenza politica e l’impegno da sindaco a Bari, dove — afferma — “nessuno è mai stato lasciato indietro”. Ricorda anche di aver sostenuto, insieme a Bonaccini, il no all’anticipo di un congresso nazionale che avrebbe rischiato di spaccare il partito. E precisa di non aver mai chiesto incarichi di partito, né cercato visibilità a scapito dell’unità.
Per Decaro, il nodo resta sempre lo stesso: non può accettare di scendere in campo con Vendola candidato, dopo aver chiesto e ottenuto il passo indietro di Emiliano. “Mi trasformerei in un traditore”, ripete spesso a chi lo conosce bene, “il figlio politico che ha ucciso il padre”. L’unico spiraglio che ha lasciato aperto riguarda la possibilità di offrire a Emiliano e Vendola un ruolo nella futura giunta. Ma, al momento, l’ex presidente di Sel non sembra interessato: “Vediamo chi prende più voti, poi ne parliamo”, avrebbe detto ai suoi.
La partita potrebbe esplodere proprio a Bisceglie, dove la presenza di Vendola potrebbe riaccendere le tensioni. La sua candidatura, tutt’altro che archiviata, continua a dividere. Intanto i mediatori del centrosinistra sono al lavoro per evitare una spaccatura definitiva. Ma il rischio è che la coalizione, partita favorita, arrivi al voto regionale già logorata dai conflitti interni.
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L’articolo Puglia, Decaro: «Se c’è Vendola non mi candido» proviene da Associated Medias.

