di Emilia Morelli

Giorgio Armani è scomparso a 91 anni. Con il suo patrimonio miliardario e uno statuto già definito, si apre la fase della successione del gruppo

armaniIl 4 settembre 2025 si è spento a Milano Giorgio Armani, icona mondiale della moda e simbolo del made in Italy, all’età di 91 anni. La sua eredità va ben oltre lo stile che ha rivoluzionato l’eleganza internazionale: il patrimonio stimato varia tra gli 11 e i 13 miliardi di euro, con Forbes che lo colloca a 11,5 miliardi. Nonostante le valutazioni, il valore effettivo del gruppo Armani resta difficile da stimare perché non è quotato in Borsa. Ciò che è certo è il peso economico della maison, che conta 8.700 dipendenti e un fatturato di oltre 2,3 miliardi.

Una famiglia senza eredi diretti

Armani non ha avuto figli e dunque non lascia eredi diretti. I suoi familiari più vicini sono la sorella Rosanna, 86 anni, e tre nipoti: Silvana e Roberta, figlie del fratello Sergio, e Andrea Camerana, figlio di Rosanna. Proprio Camerana, 55 anni, ha un legame particolare con un’altra storica famiglia italiana: condivide con John Elkann un antenato comune, Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat. Tutti i parenti siedono già nel consiglio di amministrazione dell’azienda, insieme a figure chiave come Pantaleo Dell’Orco, storico collaboratore dello stilista, e Federico Marchetti, fondatore di Yoox.

Il ruolo della Fondazione Armani e il testamento

Il 99,9% della Giorgio Armani S.p.A. apparteneva al fondatore, mentre lo 0,1% è in mano alla Fondazione Armani. È proprio quest’ultima a rappresentare l’elemento di continuità nel futuro assetto del gruppo. Il testamento di Armani, già redatto, determinerà a chi passeranno le quote della società. Già dal 2016 lo stilista aveva predisposto uno statuto dettagliato per assicurare stabilità e protezione al marchio, aggiornato nel 2023 con l’introduzione di nuove categorie di azioni.

I numeri del gruppo tra utili e investimenti

Secondo l’ultimo bilancio approvato, il gruppo Armani ha registrato nel 2024 un fatturato di 2,3 miliardi, in calo del 5% rispetto all’anno precedente. L’utile ante imposte è sceso a 74,5 milioni, mentre gli investimenti sono raddoppiati a 332 milioni. Dal 2021 a oggi, il marchio ha generato quasi 600 milioni di utili, in parte distribuiti come dividendi. La crescita dell’impero non si è limitata alla moda: Armani ha esteso il brand a profumi, cosmetica, accessori, interior design, ristorazione, hotellerie e persino nello sport, con la proprietà dell’Olimpia Milano.

Lo statuto della successione: le regole del “dopo Armani”

Il documento chiave per il futuro dell’azienda è lo statuto che disciplinerà la società in assenza del fondatore. Prevede sei categorie di azioni, tra cui quelle senza diritto di voto. I soci “forti” (categorie A e F) avranno complessivamente il 40% del capitale ma oltre il 53% dei voti, esercitando così un controllo decisivo. Saranno proprio queste categorie ad avere il potere di nominare presidente e amministratore delegato. La Fondazione Armani, con tutta probabilità, sarà collocata in queste posizioni strategiche.

I principi fondanti dell’eredità Armani

Lo statuto non è solo un regolamento societario: riflette i valori e la visione di Giorgio Armani. Tra i principi fissati ci sono investimenti continui, gestione finanziaria prudente, reinvestimento degli utili, coerenza stilistica e attenzione alla qualità e all’innovazione. È inoltre prevista la possibilità di quotazione in Borsa dopo cinque anni dall’entrata in vigore delle nuove regole. L’obiettivo è chiaro: garantire la continuità del marchio e salvaguardare lo stile unico che ha reso Armani un simbolo mondiale di eleganza e imprenditoria italiana.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Giorgio Armani: eredità, patrimonio e il futuro dell’impero della moda italiana proviene da Associated Medias.