di Carlo Longo

La chiusura del centro di detenzione “Alligator Alcatraz” e il flop del muro nero voluto da Trump rivelano sprechi miliardari e strategie inefficaci nella gestione dell’immigrazione negli Stati Uniti

alcatraz

Negli Stati Uniti, alcune delle iniziative simbolo della politica anti-immigrazione dell’amministrazione Trump stanno crollando tra scandali, denunce e sprechi enormi. Progetti che avrebbero dovuto rappresentare la “linea dura” contro i flussi migratori si stanno rivelando inefficaci e imbarazzanti, generando critiche e dubbi persino tra i sostenitori più convinti.

La chiusura di “Alligator Alcatraz”

Il centro di detenzione per migranti noto come “Alligator Alcatraz”, costruito nel cuore delle Everglades in Florida, è stato dichiarato illegale dalla giudice federale Kathleen Williams. L’impianto, costato oltre 450 milioni di dollari l’anno, è stato giudicato non idoneo per la detenzione di persone e in violazione delle leggi ambientali, data la sua collocazione in un’area protetta popolata da alligatori e serpenti.

Già prima della decisione ufficiale, la prigione si stava svuotando: i circa trecento detenuti presenti fino a poche settimane fa sono stati trasferiti altrove. Il progetto, inaugurato con grande enfasi da Trump, dal governatore Ron DeSantis e dall’allora segretaria alla sicurezza Kristi Noem, era stato fin dall’inizio segnato da problemi strutturali, allagamenti e denunce di abusi da parte delle guardie. Alcuni immigrati hanno raccontato di pestaggi violenti durante le proteste interne, un ulteriore colpo all’immagine di quello che era stato presentato come “modello americano”.

Denunce di violenze e gestione fallimentare

Le testimonianze dei detenuti hanno acceso i riflettori sulle condizioni disumane del centro. Un immigrato intervistato da un’emittente di Miami ha denunciato l’uso di bastoni e lacrimogeni da parte delle guardie, sottolineando che “siamo immigrati, non criminali”. La chiusura forzata della struttura segna quindi non solo un fallimento economico, ma anche un duro colpo sul piano politico e umanitario.

Il flop del “muro nero” al confine

Accanto al caso della prigione, anche un’altra delle idee promosse da Trump si è trasformata in una beffa. Il cosiddetto “muro nero”, pensato per ostacolare i migranti con una vernice capace di rendere incandescenti le barriere al sole, si è rivelato un progetto privo di logica e destinato a sprecare altri due miliardi di dollari.

Gli esperti e gli utenti sui social hanno rapidamente smontato l’iniziativa: basta indossare guanti protettivi, oppure tentare la scalata di notte, quando le temperature scendono. Inoltre, la parte dipinta si trova solo sul lato americano, rendendo l’idea ancora meno efficace. A mettere la parola fine all’esperimento è stato anche il video di un influencer, David Orin, che ha scalato facilmente la recinzione filmando la sua impresa con un commento lapidario: “Non è stato difficile”.

Sprechi e propaganda senza risultati

Tra centinaia di milioni spesi per una prigione illegittima e miliardi destinati a un muro ridicolizzato in rete, la politica anti-immigrazione dell’amministrazione Trump appare oggi come un gigantesco spreco di denaro pubblico. A distanza di pochi anni, ciò che era stato presentato come un “nuovo modello americano” si è trasformato in un simbolo di inefficienza, scandali e fallimenti.

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