di Emilia Morelli
Il presidente Donald Trump crolla nei sondaggi, ma rilancia la sua crociata culturale: edifici federali solo in stile classico. Architetti come Mario Botta e Massimiliano Fuksas criticano duramente la svolta
Donald Trump continua a dipingersi come leader amatissimo dagli americani, sostenendo che “il 95% della gente a Washington” apprezzi il suo lavoro. Ma i numeri
raccontano un’altra storia: secondo un sondaggio della Quinnipiac University, solo il 37% degli elettori approva la sua presidenza, mentre il 55% la boccia. È il livello più basso del secondo mandato, con un distacco di 18 punti tra giudizi positivi e negativi, il più ampio degli ultimi quattro anni e mezzo.
Repubblicani fedeli, indipendenti sempre più critici
Se tra i repubblicani Trump mantiene ancora un consenso altissimo (84%), il dato segna comunque un calo rispetto al 90% registrato a luglio. A crescere sono soprattutto le critiche degli indipendenti: il 58% disapprova la sua gestione, contro il 31% che la sostiene. Numeri che preoccupano i conservatori, soprattutto dopo la sorprendente vittoria di una candidata democratica in Iowa, in un distretto rurale che solo pochi mesi fa aveva premiato Trump con un margine di 11 punti.
Contestazioni e tensioni in vista delle elezioni
Il malcontento si riflette anche nelle piazze: parlamentari repubblicani vengono contestati nei loro collegi, mentre crescono le preoccupazioni per i tagli alla previdenza, i licenziamenti nelle agenzie federali e le dure politiche anti-immigrazione. Trump, fedele alla sua linea, utilizza i sondaggi a proprio vantaggio: ne esalta i risultati positivi e ignora quelli negativi, definendoli “fake news”.
La crociata contro il modernismo
Oltre alla politica, Trump ha aperto un nuovo fronte culturale. Con un ordine esecutivo ha stabilito che gli edifici federali dovranno ispirarsi all’architettura classica greco-romana e al modello del Campidoglio o della Corte Suprema. Un ritorno al passato che esclude esplicitamente il modernismo e rievoca un tentativo già fatto durante il suo primo mandato, poi bloccato da Joe Biden.
Architetti contro: “Un ritorno all’indietro”
Il mondo dell’architettura ha reagito con durezza. Mario Botta ha parlato di “paradosso”, accusando Trump di imporre una visione anacronistica, mentre Massimiliano Fuksas ha definito la mossa “un tentativo di imporre una ricetta antiquata”. Anche Guendalina Salimei, curatrice del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, sottolinea che il modernismo è ormai storia e non rappresenta la contemporaneità: «Chi non ha idee si rifà al passato, ma l’America dovrebbe ripartire dai quartieri industriali abbandonati, non da Palladio».
Politica e simboli, una battaglia culturale
L’iniziativa dimostra come per Trump l’architettura non sia solo un tema estetico, ma un’arma politica e identitaria. Dietro la sua crociata contro il modernismo si nasconde l’idea di plasmare anche lo spazio pubblico come riflesso del suo progetto politico. Una scelta che divide profondamente e che, insieme al calo di popolarità nei sondaggi, apre un nuovo capitolo nella controversa stagione del suo secondo mandato.
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