di Redazione

Le vittime degli ultimi bombardamenti sono volti noti del racconto dal fronte: Mariam Dagga, freelance per Associated Press, Mohammed Salama, collaboratore di Al Jazeera e Middle East Eye, Ahmad Abu Aziz, Moaz Abu Taha e al-Masri. A loro si aggiunge Hatem Khaled, tecnico della Reuters

 

Non c’è tregua per chi racconta la guerra. Con cinque reporter uccisi in un doppio raid sull’ospedale Nasser di Khan Younis, il bilancio dei giornalisti morti a Gaza sale a 245, trasformando questo conflitto nel più sanguinoso per la stampa nella storia contemporanea. Le vittime degli ultimi bombardamenti sono volti noti del racconto dal fronte: Mariam Dagga, freelance per Associated Press, Mohammed Salama, collaboratore di Al Jazeera e Middle East Eye, Ahmad Abu Aziz, Moaz Abu Taha e al-Masri. A loro si aggiunge Hatem Khaled, tecnico della Reuters, ferito mentre documentava le conseguenze del primo attacco. Il secondo raid ha colpito in pieno il complesso medico mentre soccorritori e reporter cercavano di salvare vite e raccontare l’orrore. Le immagini in diretta: fumo, sangue, urla, detriti – sono diventate virali, denunciando al mondo l’ennesima carneficina.

La condanna internazionale è unanime. L’Onu  ha ribadito che “ospedali e giornalisti non sono un bersaglio”, invocando un’inchiesta indipendente. Parole dure sono arrivate da Londra, Berlino, Parigi, Madrid e Roma. Il ministro degli esteri italiano Antonio  Tajani ha chiesto protezione per gli operatori dell’informazione. Il cardinale Parolin, dal Vaticano, ha espresso “sgomento”.

Israele, da parte sua, si difende: l’Idf, ha affermato.  “non prende di mira i giornalisti”, promettendo un’indagine. Ma di fronte ai numeri – civili, medici, reporter massacrati ogni giorno – quelle parole suonano sempre più vuote.Intanto, mentre il premier Netanyahu parla di nuovi negoziati per la liberazione degli ostaggi, la guerra continua. Martedì, in Israele, le famiglie dei rapiti lanceranno una “Giornata di lotta” per spingere il governo verso un accordo e far tacere le armi. Per Gaza, per i giornalisti caduti, e per la verità che muore con loro.

 

 

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