di Redazione

Accogliendo in udienza la delegazione del Chagos Refugees Group di Port Louis, Mauritius, il Pontefice  ha rilanciato il diritto dei popoli a non essere esiliati

 

leone XIV«Tutti i popoli, anche i più piccoli e i più deboli, devono essere rispettati dai potenti nella loro identità e nei loro diritti… e nessuno può costringerli a un esilio forzato». Lo ha affermato Papa Leone XIV ricevendo, nell’ambito del Giubileo della Speranza, una delegazione del Chagos Refugees Group di Port Louis, Mauritius. Il gruppo rappresenta gli abitanti originari dell’arcipelago dei Chagos, deportati tra gli anni ’60 e ’70 dal governo britannico per consentire la costruzione di una base militare statunitense sull’isola di Diego Garcia. Privati della loro terra e dispersi tra Mauritius, le Seychelles e il Regno Unito, i Chagossiani vivono da decenni in esilio, lottando per il diritto al ritorno.La loro storia, ha sottolineato il Papa, rovescia le logiche della geopolitica e rimette al centro della storia i piccoli, gli scartati, gli invisibili.

Ma il messaggio non si limita all’Oceano Indiano. È — e forse soprattutto — un appello lanciato all’Occidente, una lettura lucida della solitudine, dello smarrimento e della crisi di senso che attraversano le società più ricche del mondo. Rivolgendosi ai partecipanti dell’International Catholic Legislators Network, Leone XIV ha evocato la figura di Sant’Agostino, che nella tarda epoca romana visse una profonda disgregazione sociale. «Il futuro ideale che ci viene presentato — ha detto il Papa — è fatto di comodità tecnologica e soddisfazione del consumatore. Ma ciò non è sufficiente». La vera prosperità, ha spiegato, non si misura in beni materiali, ma nella crescita integrale della persona: fisica, culturale, morale e spirituale. Giustizia, relazioni autentiche, carità e umanità sono i criteri di una vita piena.

Il Pontefice si è soffermato anche sul ruolo fondamentale della famiglia. Incontrando le religiose di quattro Congregazioni femminili ispirate alla Santa Famiglia, ha sottolineato come oggi la famiglia abbia più che mai bisogno di essere sostenuta, promossa e protetta: «faro, fucina e focolare». Non solo luogo degli affetti, ma anche scuola di dignità, solidarietà e servizio. Un antidoto concreto contro l’individualismo dominante.

Infine, Leone XIV si è rivolto a chi ha responsabilità pubbliche — leader politici, legislatori, operatori di pace — invitandoli a non lasciarsi imprigionare nella semplice gestione del potere. Li ha esortati ad abbracciare una visione più ampia, fondata sulla dignità umana e sulla coesione sociale. Un’agenda nuova, capace di ricostruire la speranza dalle macerie del presente.

 

 

 

 

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