di Ennio Bassi

In bilico tra ordine pubblico, sport e diplomazia, il presidente Usa dipinge un’America grazie a lui più sicura, pronta a ospitare il mondo. Ma sotto la superficie, restano nodi politici e tensioni da sciogliere

“I dati sulla criminalità sono ai minimi storici.” Così ha esordito Donald Trump dallo Studio Ovale, indossando un cappello con la scritta “Trump aveva ragione su tutto” e rivendicando il successo della decisione di inviare la Guardia nazionale a supporto della polizia locale. A detta del presidente, la capitale americana non era sicura fino al suo intervento, ma ora “nell’ultima settimana non si è registrato nemmeno un omicidio”.

Forte del risultato, Trump punta a prolungare lo stato di emergenza con l’appoggio del Congresso. Prossima tappa: Chicago. “Chicago è un disastro, con un sindaco incompetente. Probabilmente sarà la nostra prossima meta”, ha affermato, aggiungendo con ironia che “belle afroamericane” lo avrebbero pregato di portare ordine anche lì.

Ma il fronte sicurezza non è stato l’unico tema affrontato nella conferenza in cui il presidente ha anche annunciato che il sorteggio ufficiale dei gironi del Mondiale 2026 si terrà il prossimo 5 dicembre al Kennedy Center di Washington. Al suo fianco, Gianni Infantino, presidente della FIFA, descritto da Trump come “un ragazzo che lavora duro, sta facendo un lavoro fenomenale”.

Infantino ha consegnato simbolicamente la Coppa del Mondo a Trump, che – restando seduto alla scrivania – ha chiesto se potesse tenerla. “Sì, fino a quando la daremo al prossimo vincitore”, ha risposto il numero uno della FIFA.

Non sono mancati momenti di tensione: quando Infantino ha invitato i tifosi stranieri a venire negli Stati Uniti per i Mondiali, la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem ha subito puntualizzato che il governo “si assicurerà che tutti abbiano i documenti in regola”. Un commento che suona come una risposta alle critiche rivolte nei mesi scorsi alla linea dura dell’amministrazione, accusata di aver dissuaso molti tifosi ispanici dal partecipare al recente Mondiale per Club.

Sul fronte internazionale, Trump ha aperto uno spiraglio a un possibile ritorno in scena di Vladimir Putin in occasione dei Mondiali. “Potrebbe venire, dipenderà da come andranno le cose in Ucraina”, ha detto, mostrando una foto del loro recente incontro in Alaska.

Non poteva mancare un affondo contro i democratici, stavolta in merito ai file su Jeffrey Epstein: “Una bufala creata ad arte per oscurare i successi raggiunti in soli sette mesi, come mai nella storia americana”.

Infine, dal fronte commerciale: Trump ha accolto positivamente la decisione del Canada di rimuovere i dazi al 25% su alcuni prodotti americani. “Presto sentirò di nuovo Carney al telefono”, ha concluso, riferendosi al premier canadese Mark Carney.

 

In bilico tra ordine pubblico, sport e diplomazia, Trump dipinge un’America più sicura, pronta a ospitare il mondo. Ma sotto la superficie, restano nodi politici e tensioni da sciogliere.

 

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L’articolo “Lo dice anche il cappello: Trump aveva ragione su tutto” . L’ultimo show dalla Casa Bianca proviene da Associated Medias.