di Redazione
Il negoziato resta bloccato tra richieste di garanzie, rivendicazioni territoriali e tensioni diplomatiche. Trump rallenta, Mosca alza i toni e Zelensky resta in bilico sulla scena internazionale.
“Spero che tra due settimane sapremo se ci sarà la pace”. Donald Trump, intervistato dal conduttore radiofonico Todd Starnes, ha frenato sulle prospettive di una conclusione positiva del negoziato tra Ucraina e Russia e ha detto che il percorso richiederà più tempo di quanto previsto inizialmente Nel frattempo, Volodymyr Zelensky ha indicato Svizzera, Austria o Turchia come possibili sedi per un eventuale incontro diretto con Vladimir Putin. Tuttavia, l’ipotesi di un vertice resta nel campo delle speculazioni, soprattutto alla luce dell’inasprimento delle posizioni da entrambe le parti. Secondo fonti americane, lo stesso Trump starebbe valutando un passo indietro nel suo ruolo di mediatore.
Uno dei principali ostacoli al negoziato resta il nodo delle garanzie di sicurezza richieste da Kiev. Zelensky ha proposto un incontro trilaterale che includa Trump, ma ha chiarito che ciò sarà possibile solo dopo aver raggiunto un’intesa su questo punto, stimando che questo possa accadere “entro 7-10 giorni”. Tuttavia, da Mosca il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha definito “assolutamente inaccettabile” l’ipotesi di un eventuale dispiegamento di truppe europee in Ucraina, un’idea rilanciata nei giorni scorsi da Londra e dal presidente francese Emmanuel Macron, e ha accusato alcuni leader di voler attirare su di sé l’attenzione, proponendo iniziative irrealistiche.
Il Cremlino continua invece a sostenere le garanzie di sicurezza discusse nei negoziati di Istanbul del 2022, che prevedevano un coinvolgimento diretto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, inclusi Cina e Russia. Zelensky ha respinto tale proposta, criticando in particolare Pechino per il suo presunto sostegno alla Russia, soprattutto attraverso l’apertura del mercato dei droni.
Quanto alla questione delle cessioni territoriali, il vicepresidente americano J.D. Vance ha confermato indiscrezioni secondo cui la Russia, oltre a voler consolidare il controllo sulle quattro regioni rivendicate e sulla Crimea, mirerebbe anche a porzioni di territorio ancora non occupate. Durante il vertice in Alaska, Trump avrebbe parlato con Putin della possibilità di estendere l’influenza russa a tutta la regione sud-orientale di Donetsk. In questo scenario già complesso, si inserisce anche l’Ungheria. Secondo Bloomberg, Trump avrebbe telefonato al premier ungherese Viktor Orban dopo l’incontro con i leader Ue e Zelensky alla Casa Bianca, nel tentativo di convincerlo a non ostacolare l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Tuttavia, il ministro degli Esteri di Budapest, Peter Szijjarto, ha smentito ogni colloquio e ribadito che la posizione ungherese “non è cambiata” e che il no all’adesione di Kiev all’Ue resta fermo. Infine, Mosca avrebbe sollevato dubbi sulla legittimità di Zelensky, il cui mandato è scaduto nel maggio 2024 senza elezioni, rinviate per legge marziale. Lavrov ha dichiarato che prima di qualsiasi firma di un accordo di pace, “dovrà essere risolto il problema di chi firmerà questi accordi”.
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