di Aisha Harrison

Netanyahu approva anche l’espansione del Blocco E1, che spezza il territorio palestinese. Guterres chiede un cessate il fuoco immediato.

 

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BENJAMIN NETANYAHU PREMIER

La guerra tra Israele e Hamas entra in una nuova fase drammatica. Al tramonto del 20 agosto, l’esercito israeliano ha dato il via all’operazione “Carri di Gedeone 2”, una nuova offensiva su vasta scala che ha già portato i primi tank alle porte di Gaza City. L’obiettivo dichiarato è la completa conquista del centro urbano, definito dai comandi militari israeliani come una delle ultime roccaforti del gruppo islamista.

Gaza City sotto assedio

Secondo il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), generale di brigata Effie Defrin, le truppe hanno già assunto il controllo delle aree periferiche della città. “Colpiremo in profondità per smantellare ciò che resta dell’apparato di terrore di Hamas”, ha dichiarato. Il governo israeliano ha già richiamato 60 mila riservisti, parte di una mobilitazione più ampia che prevede fino a 130 mila soldati attivi nei prossimi mesi. Le autorità militari stimano che le operazioni possano proseguire fino al 2026. Nel frattempo, oltre un milione di palestinesi, già sfollati da precedenti attacchi, sono ora nuovamente costretti a fuggire verso sud, in direzione di Rafah e del confine egiziano. Si parla apertamente di una “nuova deportazione”, mentre le autorità israeliane affermano di voler creare “corridoi umanitari” per agevolare l’evacuazione.

Hamas: “Una guerra di sterminio”

In risposta, Hamas ha diramato una nota tramite i propri canali ufficiali, accusando Israele di portare avanti una “guerra di sterminio contro il popolo palestinese” e chiedendo ai mediatori internazionali, in particolare Egitto e Qatar, di aumentare la pressione su Tel Aviv. Hamas attribuisce anche agli Stati Uniti parte della responsabilità per le conseguenze dell’invasione. Sul tavolo vi sarebbe una proposta di tregua sostenuta dai mediatori, che prevederebbe un cessate il fuoco di 60 giorni e il rilascio di 10 ostaggi israeliani viventi. Ma da parte israeliana non è ancora arrivata una risposta ufficiale.

L’appello dell’ONU

Da Tokyo, dove partecipa alla Conferenza internazionale sullo sviluppo africano (TICAD 9), il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha rinnovato l’appello a un cessate il fuoco immediato: “È fondamentale evitare altre morti e distruzioni. Un’operazione militare su Gaza City avrebbe conseguenze devastanti per i civili”.

Cisgiordania: approvato il piano per il “Blocco E1”

Mentre la tensione cresce a Gaza, il governo israeliano ha approvato anche un controverso piano urbanistico per espandere gli insediamenti nella Cisgiordania occupata. Si tratta del cosiddetto “Blocco E1”, un progetto di vecchia data che prevede la costruzione di 3.500 abitazioni e infrastrutture tra Gerusalemme Est e la colonia di Ma’ale Adumim, con l’obiettivo strategico di collegare l’area a Israele e tagliare in due la Cisgiordania palestinese.Secondo gli urbanisti e i critici internazionali, questo progetto rappresenta un colpo quasi fatale all’ipotesi della creazione di uno Stato palestinese, dividendo in modo irreversibile il territorio e isolando la parte araba di Gerusalemme, storicamente considerata capitale di un futuro Stato di Palestina.Tra le vittime invisibili del piano, ci sono almeno 2.000 beduini, già in passato forzatamente trasferiti dal Negev e ora nuovamente minacciati di espulsione.

Uno scenario in peggioramento

L’intreccio tra l’avanzata militare su Gaza City e l’espansione coloniale in Cisgiordania sembra rivelare una strategia di lungo termine volta al controllo totale dei territori palestinesi, sia dal punto di vista militare che urbanistico. Mentre la comunità internazionale continua a invocare la moderazione, sul campo la situazione appare destinata a peggiorare.

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L’articolo Israele invade Gaza City, lanciata l’offensiva “Carri di Gedeone 2” proviene da Associated Medias.