di Aisha Harrison
Scontro internazionale sulla plastica: salta l’accordo, cresce l’allarme per salute e clima

Il sesto round di negoziati delle Nazioni Unite per il primo trattato globale vincolante contro l’inquinamento da plastica si è concluso senza risultati. Dopo dieci giorni di colloqui a Ginevra, il 15 agosto 2025, oltre 180 delegazioni hanno lasciato il tavolo senza un’intesa, alimentando le preoccupazioni ambientali globali.L’obiettivo dei negoziati era ambizioso: regolamentare l’intero ciclo di vita della plastica, dalla produzione allo smaltimento. Ma lo scontro tra i paesi favorevoli a limitazioni sulla produzione di plastica e quelli legati agli interessi petrolchimici ha bloccato ogni progresso.
Divisioni profonde tra gli Stati: produzione vs riciclo
Più di 100 paesi – in particolare quelli duramente colpiti dall’inquinamento marino – hanno richiesto limiti vincolanti alla produzione globale di plastica e il bando delle sostanze chimiche tossiche contenute nei prodotti. Tuttavia, paesi esportatori di petrolio e gas come Arabia Saudita e Russia si sono opposti, spingendo per un trattato incentrato esclusivamente su riciclo, riutilizzo e redesign, evitando di toccare la produzione alla fonte. Il 15 agosto, una bozza preliminare del trattato è stata presentata dal presidente del comitato negoziale, ma non ha ottenuto consenso nemmeno come base per i prossimi incontri. Il processo rimane così senza direzione chiara.
Allarme della società civile: “La salute del pianeta è a rischio”
“Perdendo un’altra scadenza cruciale per affrontare la crescente crisi dell’inquinamento da plastica, gli Stati stanno mettendo a rischio la salute delle persone e del pianeta,” ha denunciato Sarah Baulch, della Pew Charitable Trusts. Nonostante il fallimento, il comitato ha dichiarato l’intenzione di proseguire le trattative, in una data ancora da definire. Il processo, avviato nel 2022, avrebbe dovuto concludersi con un accordo entro la fine del 2025, ma anche questa scadenza ora appare a rischio.
Plastica e crisi ambientale: una minaccia globale ancora irrisolta
La produzione globale di plastica ha raggiunto le 460 milioni di tonnellate l’anno, con una crescita prevista del 70% entro il 2040 in assenza di politiche incisive. Meno del 10% della plastica viene riciclata: la maggior parte finisce in discariche, inceneritori, oceani e corsi d’acqua. L’accumulo di plastica causa danni devastanti alla fauna marina e si degrada in microplastiche, oggi presenti ovunque: nell’acqua potabile, nell’aria, negli alimenti e persino nel corpo umano. Studi scientifici collegano l’esposizione a sostanze contenute nella plastica a malattie croniche come cancro, asma, problemi riproduttivi, obesità e patologie cardiovascolari. Inoltre, la plastica è anche una minaccia climatica: deriva da combustibili fossili e la sua produzione contribuisce alle emissioni di gas serra, aggravando il cambiamento climatico.
Tra interessi economici e urgenza ambientale
Dietro il fallimento dei negoziati si nasconde un conflitto cruciale: da un lato, le multinazionali petrolchimiche puntano sulla plastica per compensare il calo della domanda energetica fossile; dall’altro, la comunità scientifica e ambientale chiede di chiudere il rubinetto a monte, ovvero ridurre la produzione. Come ha dichiarato Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, all’apertura dei lavori il 5 agosto:“Non possiamo risolvere l’inquinamento da plastica se non chiudiamo il rubinetto a monte.”
Un’occasione mancata, ma non definitiva
Il fallimento dei negoziati a Ginevra è un duro colpo per le speranze di un accordo globale sulla plastica. Ma la pressione pubblica e scientifica continua a crescere. Le nazioni devono ora trovare il coraggio politico per superare gli interessi industriali e affrontare la crisi ambientale più silenziosa ma pervasiva del nostro tempo. Il futuro del pianeta — e della nostra salute — dipende anche dalla capacità di agire ora.
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